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Inclusione sociale. Videoconnessioni, concerti e sogni: così rinascono gli anziani

Pietro Saccò venerdì 21 aprile 2023

Per un’azienda come Amplifon l’inclusione sociale è quasi core business. Restituire la possibilità di sentire e quindi di partecipare alla vita sociale ai tanti che avevano subito danni all’udito durante la guerra era il grande obiettivo del fondatore, l’ingegner Algernon Charles Holland, soldato inglese spedito in Italia nel 1944 per fare da ufficiale di collegamento tra le forze alleate e i partigiani negli appennini parmensi. Innamorato dell’Italia, dopo la guerra tornò a Milano, dove trovò l’amore e la sua grande idea imprenditoriale.

Oggi Amplifon, guidata dal ceo Enrico Vita, è il primo gruppo mondiale dell’hearing care, ha quasi 20mila dipendenti in oltre venticinque Paesi e ha chiuso il 2022 con oltre 2,1 miliardi di euro di fatturato. Promuovere l’inclusione attraverso l’udito è centrale nella missione aziendale. La Fondazione Amplifon, istituita nel 2020 in occasione del settantesimo anniversario del gruppo, lavora proprio su questo. «Siamo partiti tre anni fa, con grande entusiasmo, e subito ci siamo trovati a operare in un mondo che era completamente cambiato» racconta Maria Cristina Ferradini, il consigliere delegato che guida l’ente filantropico la cui presidente è Susan Carol Holland. Il cambiamento, ovvio, è stata la pandemia del Covid-19, che si è diffusa proprio nelle prime settimane di lavoro della fondazione. «Abbiamo ragionato sul nostro ruolo in un contesto così diverso – continua Ferradini –. Siamo partiti dai bambini, con la ristrutturazione del padiglione otorinolaringoiatrico dell’ospedale pediatrico Buzzi di Milano. L’idea è stata agire sull’emergenza, con respiratori e mascherine, ma anche in prospettiva futura, con interventi destinati a durare».

Il passaggio successivo è stato quello dell’aiuto degli anziani nelle case di riposo, tra le persone più a rischio per la pandemia anche dal punto di vista sociale, perché costretti alla solitudine per evitare il contagio e i suoi effetti letali. Qui l’obiettivo di Fondazione Amplifon è stato permettere agli anziani delle case di riposo di avere opportunità di interazione coinvolgenti con i propri famigliari, nonostante i limiti del distanziamento. A Milano, in dieci residenze per anziani (Rsa) la Fondazione ha finanziato l’installazione di sistemi di videoconnessione avanzata, gli stessi usati dalle grandi aziende per le riunioni in telepresenza. «Sono sistemi che danno un’esperienza visiva e uditiva chiarissima, permettono un dialogo emotivo molto vicino a quello in presenza – spiega Ferradini –. Questo ha permesso a molti anziani isolati per il Covid di tornare a fare parte della vita famigliare».

Con la graduale riaperture delle case di riposo, questi sistemi hanno trovato impieghi nuovi. Hanno permesso di ripristinare le attività di volontariato, come la lettura dei giornali o del rosario, e hanno reso possibile anche fare visite mediche a distanza. Da qui l’idea di investire ancora su questo tipo di strumentazioni. Fondazione Amplifon ha acquistato per le Rsa sistemi di videoconnessione e maxischermi per la telepresenza, e in parallelo ha iniziato anche a lavorare per la produzione di contenuti rivolti agli anziani: concerti, lezioni di yoga, performance teatrali, giochi online, viaggi digitali, arteterapia. «Nel nostro approccio – dice Ferradini – non vogliamo limitarci a comprare lo strumento e delegare le strutture: continuiamo a lavorarci, sviluppiamo i progetti che gli strumenti rendono possibili».

Il consigliere delegato di Fondazione Amplifon sa che raccontare l’attività di aiuto agli anziani non è semplice come parlare degli interventi a favore dei bambini: «Gli anziani non sono teneri e irresistibili come i bambini. Sono persone che ci richiamano alla finitudine della nostra stessa esistenza. Ma hanno qualcosa che ci risuona dentro, che scalda il cuore: una voglia di vivere straordinariamente potente». Attorno a questa idea la Fondazione ha costruito attività diverse. Come Inside Out, con lo street artist Jr, che a inizio 2023 ha ricoperto per due settimane le facciate del Museo del Novecento di Milano con i ritratti di mille anziani delle Rsa fotografati dagli studenti dell’Accademia di Brera. O come l’iniziativa Let’s Dream, che punta a realizzare i sogni degli anziani: nei primi due progetti pilota nel settembre 2022 Bobby Solo ha cantato in una Rsa mentre un’anziana di Busto Arsizio ha potuto rivedere il suo luogo del cuore, la Baia del Silenzio di Sestri Levante.

È un modello in cui ha un ruolo importante il rapporto forte che l’Italia ha con i suoi anziani. Ma può essere sperimentato anche altrove. «Ora vogliamo esportare il nostro impianto culturale di sensibilità verso gli anziani al di fuori dei confini nazionali – conferma Ferradini – lavorando con le fondazioni in Spagna e negli Stati Uniti che Amplifon ha assorbito nel suo percorso di crescita».