EconomiaCivile

Coesione sociale. Il Pnrr riconosce la capacità trasformativa del Terzo settore

Silvio Minnetti mercoledì 30 giugno 2021

Il Terzo settore è finalmente inserito nel Pnrr alla missione 5. Parliamo di 22 miliardi del Piano su Inclusione e Coesione da impiegare a favore delle fasce sociali deboli. Si tratta di parità di genere, rigenerazione urbana, potenziamento dei servizi sociali, interventi per persone vulnerabili, autonomia dei disabili. Qui si inserisce il Terzo settore che «in coprogettazione di servizi sfruttando sinergie tra impresa sociale, volontariato, e amministrazione, consente di operare una lettura più penetrante dei disagi e dei bisogni al fine di venire incontro alle nuove marginalità e fornire servizi più innovativi, in un reciproco scambio di esperienze e competenze». Certamente si poteva fare di più ma coprogettare è una conquista. Ora dobbiamo fare una battaglia per la qualità della spesa. Le ingenti risorse vanno utilizzate bene in una sana collaborazione tra pubblico e privato, tra Regioni, Comuni e Terzo settore. La coprogettazione servirà a coniugare priorità delle comunità locali e sistema dei fondi disponibili attraverso mille antenne dislocate sul territorio.

Il Terzo settore può ora partecipare ad una amministrazione condivisa in sussidiarietà orizzontale e non solo offrire servizi a basso costo. Un segno visibile dopo la pandemia sarà la domiciliarità dei servizi, la riorganizzazione della residenzialità, la cura della non autosufficienza. Urgono progetti integrati in grandi e medie aree urbane. Purtroppo un terzo delle associazioni ed imprese del Terzo settore sono a rischio di chiusura dopo la pandemia. Per questo occorre superare l’inutile frammentazione e lavorare insieme. Nella lotta alla povertà educativa è necessario creare reti intorno ai minori di famiglie fragili convogliando le risorse di Fondazione Con i bambini, di Acri con le Fondazioni bancarie per servizi all’infanzia, progetti a tutela dei minori, vera Next Generation EU. La trasformazione della comunità educante passa infatti attraverso sinergie che non lasciano la povertà tutta sulle spalle delle scuole. Altro importante motore della trasformazione del Paese è rappresentato dalle imprese sociali, che non hanno come obiettivo la massimizzazione del profitto ma la risposta ai bisogni di comunità e persone. Si tratta di una realtà di oltre 370mila enti per un milione e mezzo di addetti e 5,5 milioni di volontari. È un mondo consistente, una economia che spazia dal manifatturiero ai servizi, dai trasporti all’istruzione, dalla sanità alle attività finanziarie e assicurative nonché ad innovative forme di assistenza. Il settore vale 49 miliardi ed è in crescita nonostante la crisi. Su sanità e servizi rappresenta una salvezza per lo Stato. Un esempio evidente di capacità trasformativa è quello delle edicole in crisi che diventano chioschi sociali, punti di incontro e dialogo, presidio del quartiere. Dal 2008 sono stati chiusi 11 mila punti vendita su 37 mila per crollo del reddito. Ora possono trasformarsi in luoghi della comunità, occasione di lavoro per eventi culturali e sociali, servizi alla persona, contatto con professionisti, artigiani, consegna pacchi, custodia chiavi smarrite, pagamento bollette e multe.

La capacità trasformativa del Terzo settore si evince anche dalla sua 'lentezza' come virtù che le consente di prendersi cura delle persone, della comunità, della natura. Sono le buone pratiche di un’altra Italia poco conosciuta che coniugano economia e società a misura d’uomo, ispirate all’ ecologia integrale della Laudato sì. Così la Fondazione Symbola, richiamandosi al Manifesto di Assisi, ha raccolto già 321 esperienze: Habruzzo, nella zona sismica de L’Aquila; Turistica Pelau produce olio in Ogliastra con economia circolare; il Comune di Cerignale ha recuperato edifici abbandonati, creato un centro culturale e di coworking per il riscatto di area interna sui monti di Piacenza; la Fai Cisl ha avviato un nu- mero verde contro il caporalato. E ancora in Valle d’Aosta si producono mirtilli e cipolle senza sprecare acqua; il Parco del Pollino ha creato un itinerario alla scoperta della biodiversità, di alimenti e persone; il Comune di Ferla, Siracusa, è un modello, tutto a energia pulita. Goel Bio, con un prezzo più alto rispetto al mercato, pagato per le arance alle aziende produttrici, riesce a sconfiggere con l’equità la ’ndrangheta. Enel, Ashoka, con Sentieri connessi tra Lazio e Marche, ha messo in rete la comunità colpita dal sisma. Si deve però sburocratizzare, superare vincoli e ritardi incomprensibili, per potenziare l’agricoltura sostenibile. Il vasto e ricco mondo del volontariato, dietro le varie forme di Terzo settore ed economia civile, ha lanciato da Padova, lo scorso 30 aprile, la candidatura del volontariato quale bene comune immateriale Unesco e si è costituito comitato promotore di questa iniziativa. Ci sembra una candidatura ben meritata per il bene comune del Paese, di un mondo ad alta capacità trasformativa.