Economia

CRISI. Tremonti: i conti terranno Mettere limiti a debiti e derivati

lunedì 23 maggio 2011
Durante il periodo di crisi i conti pubblici italiani «hanno tenuto» e «abbiamo tutte le basi per tenere» in futuro. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non fa riferimento esplicito a Standard&Poors, che sabato scorso ha portato da stabile a negativo l'outlook, ma è evidente che vuole rispondere a quel giudizio. Interviene in videoconferenza da Milano, a conclusione del convegno Abi per la presentazione del rapporto sul sistema bancario 2010, in cui emerge un aumento degli utili ma anche un aumento delle sofferenze. Il peggio della crisi è passato ma, sottolinea il ministro, le cause che l'hanno provocata sono ancora tutte lì. L'indice è puntato contro la cattiva finanza, i derivati, e su questo aspetto, sottolinea il responsabile di via XX settembre, non sono state adottate misure preventive. Ciò che sarebbe necessario è «mettere limiti ai debiti e ai derivati», non sono agire sul capitale delle banche, che pure deve essere rafforzato.Negli anni difficili appena trascorsi «abbiamo mantenuto in ordine il bilancio dello Stato che contiene i vizi e le virtù dei popoli». Non è stato solo  «un esercizio contabile», ma ha significato «tenere i risparmi delle famiglie, tenere la coesione sociale, tenere aperto il canale di finanziamento alle imprese». Questo è stato e, ha puntualizzato Tremonti «sarà anche in prospettiva. Un lavoro certo fatto dal governo e dal Parlamento, ma anche dai lavoratori, dalle imprese e dalle banche». E proprio alle banche il ministro ha rivolto un pensiero particolare: «Con esse abbiamo fatto molto lavoro che ha dato un risultato oggettivamente verificabile». Gli istituti di credito, in molti altri Paesi, hanno avuto bisogno della mano pubblica, «hanno sviluppato la loro attività e sostenuto le loro economie con la droga del debito e questo spiega le ragioni di tante crisi. Da noi il sistema bancario non è dovuto ricorrere al denaro pubblico. Questo ci viene riconosciuto e considerato».Ma le cause della crisi a livello internazionale non sono state «curate». I "titoli tossici" ancora sono presenti, «la massa dei derivati è tornata uguale a come era prima della crisi. Se la crisi è stata determinata da queste strutture deviate della finanza, la causa è ancora presente e incombe sull'economia reale».Rafforzare il capitale è necessario, ma in sostanza significa «affrontare la crisi ex post e non ex ante». Qui, invece, non si tratta di gestire «gli effetti» della crisi, ma «evitarne le cause». Il ministro non nomina i regolatori del sistema finanziario ma probabilmente a essi intende rivolgersi quando conclude: «Il problema è mettere limiti al debito e ai derivati e questo non è ancora stato fatto». Il ciclo economico «si è rimesso in moto» ma i rischi dell'economia globabilizzata permangono.