Economia

LA SFIDA ALLA CRISI. G20, tra Usa e Cina è scontro aperto

Giuseppe Matarazzo giovedì 11 novembre 2010
A Seul è tutto pronto per il G20 che si aprirà oggi. Tutto tranne l’intesa fra i leader mondiali, alle prese con una delicata guerra delle valute che sta alzando il livello di scontro soprattutto fra Usa e Cina, con la minaccia reale che si diffondano nuovi protezionismi e il rischio che l’Europa resti fuori dalla partita. «Ognuno deve fare la sua parte», così Barack Obama gioca la sua carta del dialogo, in una lettera inviata agli altri leader. «Una forte economia Usa è il più importante contributo che gli Stati Uniti possano dare alla ripresa globale», ha sottolineato il presidente Usa. «Nessun Paese – ha spiegato Obama, toccando tasti sensibili – può raggiungere l’obiettivo comune di una ripresa forte, sostenibile ed equilibrata da solo». Quindi l’appello: «Se lavoriamo insieme per evitare il tipo di squilibri che hanno indebolito l’economia globale alla vigilia della crisi, noi rafforzeremo la ripresa globale». Fin qui Obama, che punta a sgombrare il campo anche dall’idea di un’America tutta proiettata al consumo di beni a credito, difendendo inoltre la recente decisione della Federal Reserve di immettere 600 miliardi per sostenere la ripresa americana. Una scelta che ha suscitato non poche critiche, a cominciare da Germania e Cina che, in particolare, si dichiara «preoccupata» per le «bolle inflattive» che possono generarsi nei mercati emergenti, con la tentazione di Pechino di fermare i capitali esteri.Una polemica che non accenna a rientrare. Le posizioni, alla vigilia del vertice, appaiono infatti molto distanti, almeno da quanto è emerso dai lavori preparatori, durati ben 14 ore, per definire la bozza del comunicato finale. Secondo il portavoce della presidenza coreana, Kim Yoon-Kyung, «ciascun Paese resta fermo sulle sue posizioni iniziali». Alla fine del vertice verrà rilasciato probabilmente un comunicato ma il documento non conterrà target numerici precisi. Riguardo ai tassi di cambio, secondo le indiscrezioni circolate, il comunicato farà riferimento alla necessità di avere «movimenti flessibili», «determinati dal mercato» e non frutto delle politiche dei vari governi, senza menzionare in modo specifico alcuna moneta. «Tutto è lasciato tra parentesi», in sospeso, perché «nessuno è riuscito a trovare un accordo», ha spiegato Kim. Nel testo si dovrebbe fare riferimento al no alle «svalutazioni competitive», al nodo valutario e agli squilibri delle partire correnti. Ma c’è da immaginare che Pechino farà valere la propria posizione. E mentre dal conference board statunitense arriva la previsione che nel 2012 la Cina potrebbe superare gli Stati Uniti, ieri lo yuan è salito ai massimi sul dollaro dalla rivalutazione del luglio 2005. A Seul il premier cinese Hu Jintao e il presidente Usa Obama s’incontreranno prima del vertice: sarà l’ultimo tentativo di "pace" per arrivare a una posizione comune.Anche il premier Silvio Berlusconi ha scritto una lettera ai colleghi del G20 prima di partire per la Corea. «Gli effetti devastanti della crisi economica e finanziaria ci hanno già portato a definire riforme di notevole importanza a livello internazionale – spiega il Cavaliere –. La nostra missione non è compiuta e dobbiamo andare avanti con determinazione. Al riguardo, vorrei sottolineare l’importanza di affrontare i temi della speculazione finanziaria e della manipolazione dei mercati, in particolare nei mercati delle materie prime». Il cancelliere tedesco Angela Merkel è pronta a discutere con gli Usa i tempi della fuoriuscita dalle misure anticrisi. E mentre il lavoro degli sherpa prosegue, dal primo ministro britannico David Cameron arriva un invito ancora alla Cina a collaborare con il G20 «per riequilibrare l’economia mondiale»: «Se la Cina è pronta a portare avanti l’apertura dei suoi mercati e a lavorare con il Regno Unito e gli altri Paesi del G20 per riequilibrare l’economia mondiale e adottare in modo progressivo delle misure volte a internazionalizzare la sua valuta, questo contribuirà molto a garantire all’economia mondiale la stabilità di cui ha bisogno per una crescita forte e duratura», ha detto Cameron. Vedremo se l’appello sarà colto da Pechino.