Economia

INDUSTRIA CHE SE NE VA. Thyssen, a rischio lo stabilimento di Terni

Andrea D'Agostino sabato 14 maggio 2011
E' ufficiale: il consiglio di sorveglianza del gruppo Thyssen ha approvato lo scorporo della divisione Stainless Global che raggruppa le produzioni di acciaio inossidabile del colosso tedesco. Una divisione in cui il sito di Terni gioca un ruolo di primo piano. Il sindaco della città umbra Leopoldo Di Girolamo e il presidente della Provincia Feliciano Polli hanno chiesto «garanzie sui livelli occupazionali del sito e sulle sue prospettive future». E se per la Fim Cisl «è ancora più grave che che questa decisione sia stata, nei giorni scorsi, strumentalmente ricondotta alla sentenza di Torino», la Fiom Cgil esprime «sconcerto» perché il sindacato tedesco Ig Metall ha raggiunto un accordo con Tk senza aver informato e coinvolto né il comitato aziendale europeo, né i sindacati italiani che avevano chiesto un incontro alla stessa Ig Metall per discutere «prima di prendere qualsiasi decisione». «Il clima nello stabilimento è di incertezza e inquietudine», ha dichiarato la Uilm. E sono già partiti i primi annunci di mobilitazione.La notizia è stata data ieri dal gruppo in una nota, ma nel pomeriggio il presidente del cda, Heinrich Hiesinger, ha aggiunto che il gruppo «disinvestirà» dalle attività della Stainless Global anche per avere «una maggiore libertà d’azione per ulteriori miglioramenti strutturali e risparmi sui costi». Questa divisione, ha ricordato Hiesinger, conta oltre 11mila dipendenti e ha chiuso lo scorso anno con un fatturato di 5,9 miliardi di euro. Le attività rappresentano circa il 60% del fatturato totale - pari a circa 10 miliardi di euro - delle attività che il gruppo si prepara a vendere, e circa un terzo in termini di organico (sul totale di circa 35mila lavoratori). Il consiglio di sorveglianza Thyssen ha così approvato «in pieno» i piani annunciati il 5 maggio scorso, che permetteranno al gruppo di «partecipare con successo alla crescita futura, in particolare nei mercati emergenti». Oltre allo scorporo, il pacchetto prevede il completamento della vendita delle divisioni ThyssenKrupp Metal Forming e ThyssenKrupp Xervon, l’attuazione della partnership strategica tra la Abu Dhabi Mar e la ThyssenKrupp Marine Systems, nonché la vendita della ThyssenKrupp Waupaca e della ThyssenKrupp Tailored Blanks. Il gruppo inoltre pensa di unire le attività del gruppo Bilstein e della Presta Steering e prevede di vendere le attività nel settore delle molle e degli stabilizzatori, oltre alla divisione brasiliana Automotive Systems. Per questo, saranno investiti «parecchi miliardi di euro» nei prossimi anni in attività che si trovano nei «mercati del futuro» quali la Cina e, a seguire, Brasile, India e Russia. Hiesinger ha però negato che l’obiettivo del maxi-piano di ristrutturazione sia il taglio di migliaia di posti. Non sono previste riduzioni forzose dell’organico, ha sottolineato, spiegando che gli eventuali acquirenti delle attività in vendita dovranno garantire «il futuro dei siti e dei posti di lavoro. «La verità - ha detto - è che stiamo cercando nuovi proprietari per società con 35mila dipendenti». Oggi la Thyssenkrupp Inox conta oltre 3.600 dipendenti in tutta Italia, di cui poco meno di tremila negli stabilimenti di Terni.Il progetto di scorporo dell’acciaio ha suscitato numerose preoccupazioni anche a livello regionale. Richieste di «chiarimenti» sono arrivate dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, per la quale «a questo punto deve muoversi anche la diplomazia italiana, affinché siano i rappresentanti al più alto livello del board della Tk a fornire dettagli precisi».