Economia

Ricerca. Studenti a lezione di imprenditorialità

sabato 12 dicembre 2015
Junior Achievement, l’associazione non profit che promuove l’educazione imprenditoriale nelle scuole, ha presentato oggi a Milano le evidenze di una ricerca condotta da Ipsos in collaborazione con Citi Foundation dalla quale emerge come il 64% dei giovani italiani che hanno partecipato al percorso didattico Impresa in azione, aspiri ad un futuro lavorativo in cui poter sviluppare un proprio progetto.Un dato che non significa necessariamente voler fare l’imprenditore a tutti i costi, ma che dimostra l’attitudine diffusa tra i giovani ad adottare una mentalità imprenditoriale che consenta loro di sviluppare le proprie idee, sperimentare metodi di risoluzione dei problemi (56%) e definire autonomamente i propri compiti (57%).L’imprenditorialità e le competenze ad essa associate sono infatti da anni al centro del dibattito politico ed economico europeo, in quanto considerati fattori chiave necessari per risolvere elementi strutturali della crisi economica quali la disoccupazione giovanile e il divario di competenze, diffondere l’innovazione e facilitare lo sviluppo di una nuova società che ponga i giovani al centro e dia spazio alle loro capacità di visione e creatività. Un obiettivo quanto mai attuale parte dell'agenda comunitaria che ha implementato un Piano d’azione Imprenditorialità 2020 definito della Commissione europea e reso concreto in Italia dalla recente riforma Renzi-Giannini sull’alternanza scuola-lavoro, che innalza le ore di formazione in azienda dalle attuali 90 ad almeno 400 per gli studenti degli istituti tecnici e professionali, e ad almeno 200 per quelli dei licei.Numeri imponenti che hanno spinto Junior Achievement e 30 imprese in Italia ad annunciare per il 2016 un importante investimento su un progetto di formazione imprenditoriale destinato a oltre 14.500 studenti, che è stato accreditato tra i percorsi di alternanza scuola-lavoro ufficialmente proposti dal Miur.Questo progetto denominato Impresa in azione è attivo da oltre dieci anni ed è oggi il più diffuso programma di educazione imprenditoriale nel nostro Paese: nel 2015 ha coinvolto oltre 6mila studenti di età compresa tra i 16 e i 19 anni, in circa 320 istituti superiori in tutta Italia, grazie alla collaborazione di numerosi partner territoriali, aziende e istituzioni locali.  "Abbiamo avuto una straordinaria risposta dalle imprese che ci seguono ormai da anni e dai nostri partner locali nel progetto più ambizioso da quando Junior Achievement è in Italia. Aumenteremo nel 2016 più del doppio il numero di studenti coinvolti, moltiplicando ulteriormente le ore in aula in ottemperanza della norma sulla nuova alternanza scuola-lavoro e in linea con gli standard definiti dal Ministero - commenta Eliana Baruffi, presidente di Junior Achievement Italia -. È un segnale molto confortante che dimostra come i giovani siano ancora una priorità fondamentale per la crescita del nostro Paese".Con il modello didattico elaborato da Junior Achievement, gli studenti beneficiano del supporto di professionisti provenienti sia dall’ambiente scolastico (i docenti coordinatori) sia dal tessuto imprenditoriale locale (i dream coach). In una logica win-win-win: gli studenti apprendono dall’esperienza di altri in maniera indiretta, i docenti sperimentano una modalità didattica innovativa e appassionante, i volontari delle aziende si confrontano con un nuovo pubblico e mettono alla prova le proprie competenze da mentor. Per il 2016 le imprese italiane che sostengono Junior Achievement metteranno a disposizione i propri volontari per oltre 11mila ore nelle classi delle scuole. Tra queste Citi, che attraverso Citi Foundation, collabora con Junior Achievement a livello internazionale e che nell’anno scolastico in corso contribuisce a portare esperienze di educazione imprenditoriale in 18 Paesi europei, coinvolgendo complessivamente oltre 42mila studenti grazie alla partecipazione di 170 volontari dipendenti della banca."La scuola ha il compito di dare ai nostri giovani i mezzi per leggere la realtà, ma anche gli strumenti per cambiarla in meglio - commenta Francesco Luccisano, capo della segreteria tecnica del Miur -. Per questo iniziative come quelle di Junior Achievement sull'imprenditorialità sono un pilastro essenziale della grande iniziativa del Governo sull'alternanza scuola lavoro. Aprire la scuola a metodi nuovi, come la progettazione, il lavoro di gruppo e l'apprendimento pratico, e a nuovi mondi, come quello dell'impresa, rappresenta una priorità su cui con La Buona Scuola abbiamo puntato con decisione".L’educazione imprenditoriale a scuola è quindi un investimento cruciale capace di generare valore e offrire opportunità per l'occupabilità dei giovani e per la società nel suo complesso. IPSOS ha tracciato in questa ricerca dal titolo Educazione imprenditoriale. Impatto ed effetti di una scuola che innova, che ha coinvolto oltre 910 ragazzi di cui 613 partecipanti a Impresa in azione, anche una serie di abilità che vengono favorite da percorsi formativi di questo tipo.Le sei dimensioni dell’imprenditorialità spiccata tra i giovani di Impresa in azione sono: pensare in modo creativo, fare un piano d'azione, organizzare e valorizzare le risorse, affrontare e gestire l'incertezza e l'ambiguità, saper lavorare in gruppo, sviluppare un 'sapere' finanziario di base.In questo quadro oltre il 50% degli intervistati è convinto che la figura dell’imprenditore abbia non solo una valenza sociale nella capacità di dare occupazione e crescita al paese, ma sia anche un esempio di passione e determinazione nell’affrontare le sfide del lavoro. Attitudine più forte forte nei maschi, e in correlazione con la prossimità familiare, in particolare per quanto riguarda la figura paterna, quando il padre ha esperienze dirette di impresa e un grado di istruzione elevato.L'ampliamento dell'esperienza nell'ambito dell'alternanza scuola lavoro consente inoltre una serie di opportunità quale per esempio quella di aiutare ad interpretare i bisogni del territorio e a sviluppare una progettualità di sistema che favorisca un coinvolgimento maggiore da parte dell'impresa o di rete di imprese."Insegnare l’educazione imprenditoriale sin dai banchi di scuola è un valido strumento per aiutare i giovani a sviluppare le proprie potenzialità e comprendere i meccanismi del mercato del lavoro - ha aggiunto Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico e Università e ricerca del Comune di Milano -. Questo è uno dei percorsi possibili per contrastare efficacemente la disoccupazione giovanile. Anche il Comune di Milano in questi ultimi anni ha investito molto per promuovere iniziative che agevolassero l’autoimprenditorialità. Ad esempio abbiamo appena lanciato Mi-Generation Lab, un progetto rivolto ai Neet, giovani che non studiano e non lavorano, affinché possano formarsi sulle nuove tecnologie utili e sviluppare idee imprenditoriali innovative. Altri tre bandi sono tutt'ora aperti per favorire la creazione di imprese e reti d’imprese. Grazie alle nostre politiche siamo orgogliosi di poter affermare che negli ultimi tre anni abbiamo contribuito direttamente alla creazione di più di 570 start up".