Economia

«Stop all?austerità fiscale o l?Europa salta davvero»

PIETRO SACCÒ giovedì 31 marzo 2016
MILANO C’è un’insofferenza crescente tra gli economisti italiani verso un’Europa considerata troppo rigida nelle richieste di austerità fiscale e, in definitiva, insopportabilmente succube della linea dettata da Berlino. Marco Fortis e Alberto Quadrio Curzio hanno appena pubblicato per la collana della Fondazione Edison che assieme coordinano il libro «Riforme, ripresa e rilancio: Europa e Italia», in cui raccolgono i loro articoli sulla crisi pubblicati sul Sole 24 Ore e sul Messaggero tra l’aprile del 2014 e il settembre del 2015. Un testo che, in una sintesi davvero estrema, descrive un’Italia che ha diversi problemi, ma anche molti punti di forza e sta lavorando sulle riforme per dare slancio a una ripresa ancora molto debole, ma lo fa all’interno di un’Europa dove la rigidità quasi ossessiva sull’austerità fiscale frena gli investimenti, carburante indispensabile della crescita dell’intera zona euro. La Germania, e il suo enorme attivo commerciale, ovviamente hanno un ruolo centrale nel ragionamento dei due economisti. Perché, scrivono Fortis e Quadrio Curzio nell’introduzione, se è vero che il paese di Angela Merkel merita un indiscutibile ruolo di leadership in Europa, bisogna dire che «la Germania non è stata la locomotiva dell’Eurozona né prima né durante la crisi», piuttosto ne ha beneficiato, perché tra il 1999 e il 2008 ha aumentato le esportazioni verso la zona euro dell’80% lasciando salire le importazioni solo del 53%. Non solo, aggiungono: c’è una «crescente consapevolezza europea e internazionale che la Germania dovrebbe rilanciare la sua domanda interna e che una politica del rigore con bassa crescita non è sostenibile ». Nello stesso tempo, però, se la Grecia non è stata lasciata fallire e uscire dalla zona euro bisogna «sottolineare che non poco è dovuto alla Merkel». Ieri, presentando il libro assieme ad Antonio Calabrò, oggi responsabile del gruppo Cultura di Confindustria, e Franco Bassanini, l’ex presidente della Cassa Depositi e Prestiti divenuto l’estate scorsa special advisor del presidente del Consiglio, Quadrio Curzio – docente emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano – si è confermato un europeista un po’ deluso. «Le due grandi innovazioni europee di questi anni sul lato economico, il fondo salva-Stati e il piano Juncker, non stanno funzionando: il primo potrebbe emettere 350 miliardi di obbligazioni per finanziare nuove infrastrutture per rilanciare la ripresa, ma non gli viene permesso di farlo; il secondo resta un progetto di investimenti qualitativamente importante ma quantitativamente modesto. Mentre dal punto di vista istituzionale non ci sono state novità significative: il Parlamento europeo ha sostenuto con forza l’emissione di Eurobond, ma per volontà dei tedeschi a Bruxelles non se n’è fatto nulla. Consiglio e Commissione hanno dato un segnale terribile al Parlamento: fate quello che volete, ma comandiamo noi». In sostanza, ha concluso Quadrio Curzio, «oggi l’Europa è di nuovo sul baratro, tra l’incognita Brexit e la crisi dei migranti. Possiamo mantenere la speranza che l’Unione sopravviverà, ma non credo che potrà essere ancora una volta la Banca centrale europea a salvarla». Fortis, che oltre a insegnare Economia industriale e Commercio all’Università Cattolica è, tra gli altri ruoli, uno dei consiglieri economici di Matteo Renzi, ha difeso le riforme fatte dal governo e ha sottolineato ancora una volta come le aziende italiane siano leader in tanti settori industriali ricordando anche i risultati effettivamente straordinari che il Paese è stato capace di ottenere sui conti pubblici (come l’avere accumulato, negli ultimi vent’anni, un surplus di bilancio primario, cioè al netto degli interessi sul debito pubblico, di 657 miliardi di euro, cifra ineguagliata a livello mondiale). A questo punto, è la sua conclusione, le richieste del governo in termini di flessibilità sono giuste, ma forse per l’Italia è il momento di «aprire un dibattito di ciò che riteniamo opportuno in termini di regole europee: abbiamo fatto sforzi maggiori di Paesi come la Spagna e la Francia, che violano più o meno impunemente i paletti sui conti pubblici…». © RIPRODUZIONE RISERVATA Alberto Quadrio Curzio Marco Fortis DIBATTITO Partendo dall’analisi del già governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, pubblicata in due puntate su Avvenire martedì 22 e mercoledì 23 marzo, continua il confronto sui problemi dell’economia europea e, in tale contesto, sulle sfide per quella italiana.