Economia

DECRETO. Spending review, il governo rallenta

Nicola Pini martedì 26 giugno 2012
«Questione di giorni» per il decreto sulla spending review. Lo ha assicurato il vice ministro all’Economia Vittorio Grilli, confermando in sostanza che il provvedimento taglia spese, che sta facendo di nuovo salire la temperatura tra governo e sindacati, slitta a dopo il vertice Ue del 28 e 29 giugno. Tempi brevi dunque, ma non approvazione-lampo già nel Consiglio dei ministri di questa mattina, per un decreto che dovrebbe tra l’altro a scongiurare l’aumento delI’Iva previsto a ottobre. Non è ancora chiaro se il governo si limiterà ai tagli di spesa su beni e servizi a cui sta lavorando il supercommissario Enrico Bondi o se allargherà il tiro anche agli organici del pubblico impiego. Nel primo caso il nuovo decreto "leggero" si limiterebbe a risparmi per 4,2 miliardi nel 2012 (7-10 negli anni successivi). Nel secondo potrebbe ragguingere i 7. Tra l’altro l’esito del summit di Bruxelles non sarà ininfluente per le prospettive dei conti italiani, con le incognite sullo spread e sulla spesa per interessi, e potrebbe aver consigliato a Mario Monti il mini-rinvio.Intanto ieri il governo ha dato parere contrario alla proposta di fissare un tetto (seimila euro al mese) alle pensioni d’oro nel pubblico impiego, presentata dal deputato Pdl Guido Crosetto durante l’esame del primo decreto legge sulla spending review. L’emendamento non sarà approvato ma l’esecutivo si è impegnato a recepire l’argomento nel prossimo provvedimento sui tagli di spesa. Mentre preoccupa il Tesoro un altro emendamento sulle regole per le gare pubbliche, già approvato su proposta del Pd, che potrebbe impattare sulle casse dello Stato per 1,2 miliardi.Sulla spending review allargata la direzione di marcia è stata data da Monti con i decreti già varati per Presidenza del Consiglio e ministero delle Finanze, dove sono previste una riduzione del 20% dei dirigenti e del 10% degli altri dipendenti. Ma non è detto che il nuovo decreto estenda subito la misura ad altri ministeri ed enti pubblici. Sono temi che il presidente del Consiglio dovrebbe illustrare ai sindacati dopo il rientro da Bruxelles, forse il 2 luglio. Le confederazioni stanno preparando le barricate. Già stamattina negli uffici pubblici di tutta Italia si terranno assemblee di due ore. Cgil, Cisl e Uil osteggiano i nuovi tagli sul pubblico impiego (dove le retribuzioni sono già bloccate fino al 2015) e sulla sanità. A preoccupare sono soprattutto le ipotesi di riduzione dell’occupazione attraverso la mobilità o la cassa integrazione, due strumenti finora mai usati nel pubblico impiego, e che servirebbero per avviare alla pensione il personale (non è chiaro se su base volontaria o obbligatoria) che ha superato i 60 anni di età o i 40 di contribuzione. «Aspettiamo che Monti si decida a convocarci per evitare questa situazione incresciosa e irresponsabile», ha detto il segretario della Cisl Raffaele Bonanni.  Per il leader Cgil Susanna Camusso «siamo passati dal solito schema che trova le risorse colpendo i lavoratori pubblici. È inaccettabile, non c’è nessun segno di equità in questo. Una cosa è intervenire sugli acquisti mentre diventa insopportabile che la spending review si traduca in tagli lineari alle risorse sanitarie». «O sarà una vera e seria revisione della spesa – ha aggiunto il leader Uil, Luigi Angeletti – o non ci resterà che lo sciopero generale» contro «un governo che finora è riuscito solo a prendersela con lavoratori, pensionati e a picchiare duro con le tasse». Alla fine il governo dovrà scegliere se varare il piano più incisivo, fino a 7-8 miliardi o rallentare e limitarsi, come sembrerebbe nelle ultime ore, ai tagli di Bondi per 4-5 mialirdi. In questo caso però evitare l’aumento dell’Iva, che solo per gli ultimi 3 mesi dell’anno vale 3,3 miliardi, sarebbe più complicato. Il governo infatti deve trovare anche risorse per l’emergenza terremoto in Emilia e una serie di spese inderogabili oltre che tenere sotto controllo gli obiettivi sul deficit messi a rischio dalla recessione.