Economia

PARITARIE. Spagna: gli aiuti alla «concertada» azzerano il costo delle rette

Michela Coricelli sabato 1 dicembre 2012
​Gestita da privati (organizzazioni e congregazioni religiose, cooperative di genitori, imprenditori), ma in tutto e per tutto "servizio pubblico": la scuola "concertada" in Spagna concentra il 30% degli alunni delle primarie e secondarie (fino a 15 anni). Nelle grandi città, però, ha un peso maggiore. A Madrid, ad esempio, oltre il 40% degli alunni sono iscritti in uno questi istituti: pagati quasi interamente dallo Stato, ma organizzati e guidati secondo criteri privati. Circa il 70% delle "concertadas" sono cattoliche: una tradizione molto forte nel paese iberico. Questo tipo di scuole sono gratuite, ad esclusione del "bachillerato" (le superiori dai 16 ai 18 anni), a pagamento in quasi tutte le regioni (uniche eccezioni esenti: Baleari, Paese Basco, Navarra). Ma il "concerto" (ovvero l’accordo economico fra il sistema pubblico e queste strutture) non è mai sufficiente per tutte le spese: «Serve a pagare i professori e i costi di funzionamento, come il personale non docente, l’acqua o la luce», spiega Antonio Rodriguez Campra, presidente della Cece (Confederazione spagnola centri insegnamento); come esenzioni esiste solo quella dell’Imu spagnolo (l’Ibi). Quasi sempre le scuole devono ricorrere al cosiddetto contribuito volontario dei genitori, una quota fondamentale per la sopravvivenza di molte realtà (a volte semplicemente per il riscaldamento invernale). Questa somma non è assolutamente obbligatoria: «Sono scuole gratuite», ricorda Luis Carbonell, presidente di Concapa, l’associazione dei genitori cattolici. «Dunque se una famiglia non può versare la sua parte, il figlio non verrà mai obbligato ad andarsene come accade nelle private», aggiunge Carbonell. Con la gravissima crisi in atto in Spagna, le "concertadas" sono costrette a stringere la cintura per risparmiare, ma nessun alunno viene allontanato. Il contributo volontario può oscillare dai 200 euro al mese fino a pochi euro: dipende dal tipo di scuola e dalla città; la media nazionale non supera i 30 o 40 euro mensili, conferma la Cece. La Confederazione sottolinea un altro elemento chiave: «Allo Stato un alunno iscritto nelle nostre scuole costa il 55% in meno rispetto ad uno della scuola pubblica», assicura Rodriguez Campra. Se il costo medio di uno studente di un istituto pubblico per l’amministrazione spagnola è di 6.567 euro, in una "concertada" è di 2.771 euro. Completamente differente è la situazione delle scuole private, che rappresentano circa il 7% degli alunni spagnoli.