Economia

Previsioni. Sono 524mila le assunzioni programmate dalle aziende a settembre

Maurizio Carucci giovedì 8 settembre 2022

Quasi un'assunzione su tre riguarda giovani fino a 29 anni

A settembre le imprese prevedono di assumere 524mila lavoratori, 2mila in meno (-0,4%) rispetto a quanto programmato un anno fa. In frenata il comparto manifatturiero (-13,6% pari a 15mila posti in meno rispetto a settembre 2021) e soprattutto il commercio (-30,0%, con una diminuzione di oltre 25mila contratti sempre rispetto a 12 mesi fa). Su queste dinamiche sta incidendo in particolar modo il continuo rialzo dei costi dell’energia e delle materie prime, con i relativi effetti sull’inflazione e sui consumi. Per quanto riguarda il trimestre settembre-novembre 2022 le assunzioni previste superano di poco 1,4milioni con una flessione del -3,0% rispetto all’analogo trimestre del 2021. Continua a crescere la difficoltà di reperimento segnalata dalle imprese, che interessa il 43,3% delle assunzioni programmate, in aumento di 7 punti percentuali rispetto a settembre 2021 quando il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro riguardava il 36,4% dei profili ricercati. Quasi un’assunzione su tre (31,7%) riguarda giovani fino a 29 anni d’età. A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

Andamento positivo delle costruzioni. In frenata commercio, moda e metallurgia
Sono 57mila le entrate programmate nel mese (+37,3% rispetto a 12 mesi fa) nelle costruzioni. Anche le previsioni per il trimestre settembre-novembre confermano la crescita del settore (154mila entrate +30,4% rispetto allo stesso trimestre del 2021). Sono negative invece le previsioni per la maggior parte dei comparti manifatturieri che, nel complesso, stanno programmando 99mila entrate nel mese e 275mila nel trimestre, con una flessione tendenziale rispettivamente del -13,6% e -13,4%. Tra i settori in frenata si evidenziano soprattutto le Industrie tessili, dell'abbigliamento e calzature (-31,8% rispetto a settembre 2021 e -31,2% nel trimestre settembre–novembre 2021), le Industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (-27,4% su settembre e -25,6% nel trimestre), le Industrie meccaniche ed elettroniche (-18,2% rispetto a settembre e -19,9% nel trimestre) e le Industrie della carta, cartotecnica e stampa (-11,4% nel mese e -14,6% nel trimestre). Sono 368mila i contratti di lavoro programmati dalle imprese dei servizi per settembre (-0,5% su settembre 2021) e oltre 976mila quelli previsti per il trimestre (-3,7% sull’analogo trimestre del 2021). Il dato negativo è imputabile soprattutto alla contrazione del commercio (-30% rispetto a 12 mesi fa e -33,0% per il trimestre settembre-novembre), seguito dai servizi media e comunicazione (-5,4% sul mese e -2,0% sul trimestre). Prosegue l’andamento positivo per i servizi informatici e delle telecomunicazioni (+35,3% rispetto a settembre 2021 e +31,3% per il trimestre), per quelli del settore assicurativo e finanziario (+33,4% nel mese e +19,5% nel trimestre) e dei servizi alle persone (+19,6% nel mese e +19,1% nel trimestre).

Le tipologie contrattuali: il tempo determinato è al 51,4%
Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta con 269mila unità, pari al 51,4% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (96mila), i contratti di somministrazione (58mila), gli altri contratti non alle dipendenze (48mila), i contratti di apprendistato (26mila), gli altri contratti alle dipendenze (18mila) e i contratti di collaborazione (9mila).

Più opportunità per i giovani
Circa 166mila assunzioni (pari al 31,7% del totale) riguardano giovani fino a 29 anni. Tra le figure specializzate, quelle maggiormente ricercate per questa fascia d’età sono i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (10mila assunzioni programmate nel mese). Tra gli impiegati, professioni commerciali e nei servizi più richieste figurano i cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici (31mila contratti) e i commessi e altro personale qualificato in negozi ed esercizi all'ingrosso (14mila). Tra gli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine si evidenziano, infine, gli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (10mila), gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche (9mila) e gli operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (7mila).

Sale la difficoltà di reperimento
A settembre salgono a 227mila le assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento. La causa prevalente si conferma essere la “mancanza di candidati” (27,8%) con una quota quindi superiore al doppio dell’altra motivazione, la “preparazione inadeguata” (11,9%). Il mismatch riguarda soprattutto gli operai specializzati (56,8% la quota di entrate difficili da reperire), i conduttori di impianti fissi e mobili e le professioni tecniche (entrambe al 47%). Le figure di più difficile reperimento sono i meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (65,8%), gli artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (65,6%), gli operai di macchine automatiche e semiautomatiche per lavorazioni metalliche e per prodotti minerali (63,2%), gli artigiani e operai specializzati di installazione e manutenzione attrezzature elettriche ed elettroniche (62,5%) e fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metallica e professioni simili (61,0%). Difficili da reperire anche i tecnici in campo ingegneristico (64,1%), i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (59,9%) così come tecnici della salute (54,5%), gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (53,3%) e gli ingegneri (46,5%). A incontrare le maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese delle regioni del Nord-Est dove sono difficili da reperire il 49% delle figure ricercate, una quota di oltre dieci punti percentuali superiore a quella rilevata per il Sud e Isole (39,3%). In media l’incidenza che si registra nel Nord-Ovest (43%) e nel Centro (42,1%).