Economia

La riforma costituzionale. Riforme, il Senato approva l'articolo 1

giovedì 1 ottobre 2015
I voti a favore della riforma aumentano ma soprattutto scatta il canguro e viene approvato l'articolo 1 della riforma del Senato. Ha vinto il senatore Cociancich, anche oggi oggetto di contumelie e motti in un'aula di Palazzo Madama surriscaldata quanto non mai. In tarda mattinata il suo emendamento - che le opposizioni attribuiscon alla mano sapiente del segretario generale di Palazzo Chigi, Aquilanti - passa con 177 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti. Più della maggioranza assoluta e più dei sì ottenuti nelle votazioni di ieri (171). Effetto pratico della votazione: decadono tutti gli emendamenti all'articolo 1, come speravano maggioranza e governo. Poi, quindi, via libera anche all'articolo 1 del Ddl Boschi. Lo hanno approvato 172 senatori, contrari 108, 3 gli astenuti (di fatto contrari secondo il regolamento di Palazzo Madama). La seduta è stata poi sospesa per dare la possibilità al Parlamento di procedere in seduta comune all'elezione di due giudici della Corte costituzionale. Una vittoria per il governo e la maggioranza Renzi. La cosa però non è stata facile facile, se è vero che nel corso della discussione in Aula non sono mancati attacchi e recriminazioni. FI e M5S guidano la fila degli scontenti, ma anche nel Pd in tre hanno votato contro le indicazioni del gruppo (esattamente come ieri). Scontro anche tra il presidente Pietro Grasso e le opposizioni, a colpi di regolamento. I grillini vanno all'attacco, sperando in un blitz sotto le spoglie di un subemendamento che riapra la partita. Grasso bloca il tutto. Replica: "lei sta violando il regolamento". Controreplica: "Sono d'accordo che i regolamenti vanno aggiornati ma vanno anche applicati secondo quello vigente nel momento in cui ci troviamo". Ma da Sel parte il j'accuse: "è lei che non convoca la giunta del regolamento quindi questo ragionamento vale poco". Il clima resta teso. Cos'è il "canguro". E' una prassi parlamentare anti-ostruzionismo che consente di votare gli emendamenti raggruppando non solo quelli uguali ma anche quelli di contenuto analogo. Nel 1996 la giunta per il regolamento del Senato lo ha preso in prestito da quella della Camera. Nel luglio del 2014 il presidente Grasso lo ha applicato per far decadere i 1.400 emendamenti alla riforma costituzionale.     LA GIORNATA DI IERI: Renzi blinda la riforma, il Pd tiene in aula. «I cittadini sanno perfettamente chi sta bluffando e non dice la verità. Se presenti 70 milioni di emendamenti, anche solo per stamparli ci vogliono 3 mesi e per discuterli anni, quindi è evidente che l’obiettivo era bloccare la riforma. Ma non ce la fanno, la riforma arriverà in porto», ha detto ieri Matteo Renzi lontano dall’aula dove si combatte la battaglia. Ma la decisione del presidente Grasso di rigettare la vagonata di emendamenti di Calderoli non frena i tentativi di ostruzionismo delle opposizioni. Come chiesto dal governo, alla fine il presidente del Senato accoglie solo gli emendamenti all’articolo 2 relativi al comma 5, cioè quello modificato alla Camera, dichiarando tutti gli altri inammissibili. E appare verosimile (anche alla luce dei risultati dei voti segreti di ieri) che il patto nel Pd e nella maggioranza potrà tenere. L'emendamento contestato. Il senatore democratico Roberto Cociancich ha presentato un emendamento sull’articolo 1 in grado di mangiarsi tutte le altre proposte di modifica, facendole decadere. Una proposta che gli merita il titolo di «nuovo jiadista » della revisione costituzionale da parte delle opposizioni, che si scatenano tra facili ironie e pesanti insulti. Molte anche le contestazioni al presidente Grasso, chiamato alla decisione finale sull’ammissibilità dei 380mila emendamenti rimasti, dopo il taglio di quelli leghisti.

 Il Pd "tiene" in aula. I numeri ampi dei consensi (tolti i tre contrari annunciati dall’inizio da Mineo, Casson e Tocci, a cui di volta in volta si possono aggiungere altri peones) inducono all’ottimismo per i prossimi giorni. I 171 sì del primo voto segreto superato ieri sono stati il segnale di una intesa in grado di reggere l’urto delle passate divisioni all’interno del Pd.