Economia

Beni rifugio. Se l’arte è Pop batte anche la crisi

Luigi Marsiglia domenica 16 marzo 2014
Nel 2013 è stata la Pop art, insieme al­l’intero settore del contemporaneo, la protagonista indiscussa del mercato dell’arte. Gli artisti anni ’50 e ’60 hanno maci­nato record su record rinvigorendo i segnali positivi, all’inizio del primo semestre ancora timidi, che hanno contraddistinto in modo sempre più marcato le ultime sessioni delle maggiori aste in Europa e Oltreoceano.  Il 13 novembre, a New York, Sotheby’s ha bat­tuto un Andy Warhol del 1963, Silver Car Cash (Double Disaster) , per 105 milioni e mezzo di dollari, contro una stima di 60-80 milioni: ci­fre da primato mondiale per l’esponente di punta della Pop art americana scomparso nel 1987. Il giorno prima però, sempre nella Gran­de Mela, da Christie’s un suo dipinto in bian­co e nero intitolato Coca Cola [3], raffigurante una gigantesca bottiglia della bevanda sim­bolo della cultura a stelle e strisce del XX secolo, ave­va incassato oltre 57 milio­ni di dollari. E pensare che dopo il 2007-2008 -periodo indimenticabile per le im­pennate vertiginose del mercato -le opere della ge­nerazione del dopoguerra, Warhol incluso, avevano subito un’allarmante bat­tuta d’arresto. Invece, rad­doppiati di colpo i valori ri­spetto al quinquennio pre­cedente, ecco che questi artisti riaccendono i consensi dei collezionisti spingendo in alto quotazioni e transazioni. Il trend positivo del 2013, che prosegue anche quest’anno riservando nuove sorprese e ag­giudicazioni da capogiro, è posto in evidenza dagli indici elaborati dal Monte dei Paschi di Siena che analizzano i risultati delle principa­li case d’asta in Europa, Asia e Stati Uniti. Men­tre l’Mps Art Old Masters e 19° secolo Index re­gistra un calo del 3,2% rispetto al secondo se­mestre del 2012, confermando così il momento di difficoltà che attraversa l’arte antica e so­prattutto i dipinti e le sculture dell’Ottocento, nel 2013 l’Mps Art Pre War Index, dedicato al­l’Impressionismo e all’arte tra le due guerre, ha segnato un +16,7% in confronto all’anno pas­sato, con la parte del leone riservata ai capo­lavori di Picasso e Giacometti. L’Mps Art Post War Index, che raccoglie i dati relativi al con­temporaneo, nell’ultimo semestre 2013 ha sur­classato di netto gli altri indici decollando a quota +69,8%, chiudendo così la serie negati­va che aleggiava, dal 2009, sulla vendita delle opere dei maestri del secondo Novecento. Gli investitori di breve e lungo corso devono comunque dotarsi di una buona dose di rea­lismo critico, se non di scetticismo, verso l’euforia e i facili entusiasmi del mercato, con­siderato che, per la fase caratterizzata dalla vi- stosa spinta in su mostrata a fine anno, ap­paiono essenziali le aste di novembre orga­nizzate da Christie’s, che nel Post War and Con­temporary Evening Sale svoltosi al Rockefeller Plaza di New York ha realizzato più di 691 mi­lioni di dollari; e da Sotheby’s, che nello stes­so mese ha incassato oltre 380 milioni e mez­zo. Somme astronomiche legate a opere di au­tori storici, lontane però dalla portata finan­ziaria di un collezionista 'tipo' che sceglie con ponderazione e seguendo il proprio canone estetico i lotti in cui investire. Anche il rapporto annuale stilato da Nomi­sma, in collaborazione con l’università Lum 'Jean Monnet', sancisce l’affermazione sul mercato italiano ed estero dell’arte contem­poranea rispetto all’antico: un balzo in avan­ti abbastanza consolidato e tendente a pro­trarsi nel corso del 2014. Secondo diversi ope­ratori, infatti, il valore delle opere dal secondo dopoguerra in poi continuerà a crescere al con­trario delle prospettive dell’antiquariato, le cui vendite presentano una lenta ma costante contra­zione.  Dal 1995 al 2013, il tasso medio di rendimen­to annuale per il contem­poraneo è stato del 3,3% circa: un investimento a prova di crisi che ha ga­rantito uno 0,6% annuo in più a partire dal 2006. Un altro dato in controten­denza, sottolineato dal rapporto Nomisma, è che nel nostro Paese le gallerie d’arte sono tornate a essere il principale ca­nale di vendita, con una quota di mercato che sale nel 2013 dal 58,84 al 72,96%, a scapito di case d’aste e intermediari più o meno tradi­zionali. Ciò presuppone, tra l’altro, che il col­lezionista preferisce conoscere e instaurare un rapporto diretto con chi gli propone di acqui­stare una determinata opera. I fattori che hanno in qualche modo influito sulle vendite da record dell’arte contempora­nea, con un’attenzione preferenziale per la Pop art, è il rafforzamento della sterlina sul dolla­ro e la crescita ininterrotta dell’euro, che han­no condotto molti investitori finanziari del Vec­chio Continente nelle aste newyorkesi. Col ri­sultato che gli Usa si confermano, soprattutto per la pittura, il primo mercato per volume di affari; seconda posizione per l’Asia (Hong Kong, Cina, Dubai) col 15,3% del fatturato complessivo del 2013, quasi 7 punti in più ri­spetto a due anni fa (8,4%); stabilmente terza l’area europea, che perde in un anno lo 0,6%; quarto il Regno Unito, che col 6,5% in meno subisce un pesante calo in confronto al 2012. La Grande Mela, con i suoi autori culto, si ri­scopre capitale mondiale dell’arte, come è sempre stato dal secondo dopoguerra a oggi, tallonata ma a distanza dalle grandi piazze d’O­riente.