Economia

Investimenti. . Salini-Impregilo a bordo sulla metro di Riad

FEDERICA ZOJA domenica 27 marzo 2016
Fra costi mirabolanti e collaborazioni eccellenti, va avanti il progetto della metropolitana di Riad, capitale del Regno di Arabia saudita in forte espansione. Secondo le ultime rilevazioni, vi vivono almeno 6 milioni di persone (8 milioni entro il 2030, su di una popolazione complessiva di 29 milioni, ndr.), al momento non adeguatamente servite da mezzi pubblici. Con un investimento di 23 miliardi di dollari, il fiore all’occhiello del casato dei Saud vedrà la luce nella sua completezza nel 2019, pur iniziando già da questa primavera ad aprire alcuni tronconi in partenza da Jeddah. E sarà un vero gioiello tecnologico: sei linee, 176 km complessivi di percorso, 85 stazioni, elettrificazione e sistemi di comunicazione di ultima generazione, guida automatica senza conducente. Una festa per gli operatori del settore: di lavoro, se non per tutti, ce n’è per tanti. Gare di appalto e assegnazioni di lauti pacchetti di contratti risalgono al 2013. Allora, ebbero la meglio i consorzi guidati, rispettivamente, da Bechtel Corp (Stati Uniti d’America), Fomento (Spagna) e l’italiana Salini Impregilo, con partecipazione di Ansaldo Sts. I lavori sono stati avviati nel 2014. Entro il 2016, sarà la volta di un nuovo bando per l’assegnazione della gestione della metropolitana a lavori finiti. Inoltre, non essendo ancora stato deciso il design interno delle stazioni, anche questo aspetto potrebbe richiedere la collaborazione di aziende partner. Alcuni marchi coinvolti cominciano a mostrare al mondo le 'perle tecnologiche' ideate per le sabbie arabe. È il caso dei convogli Inspiro, 'elaborati' da Siemens per resistere alle condizioni climatiche del deserto arabico, estreme per calore e vento: gli Inspiro sono attualmente in fase di test a Vienna e a Wildenrath (Germania) e saranno consegnati a breve. Il marchio tedesco si è aggiudicato un bando parziale del valore di 1,5 miliardi di euro, che include le linee 2 e 4, lunghe 64 km. La stampa araba, a dire il vero, enfatizza soprattutto il coinvolgimento di competenze tedesche, spagnole (22 società ispaniche stanno realizzando il tratto ad alta velocità di Haramain) e persino polacche (la multinazionale francese Alstom sta producendo convogli della linea di Haramain a Katowice, in Polonia), ma poco parla di quelle italiane. Eppure, il consorzio capitanato da Salini-Impregilo sta curando l’intera linea 3: si tratta di 41,58 km di percorso per 22 stazioni, con numerosi tronconi sotterranei o sopraelevati. Valore dell’incarico: 6 miliardi di dollari. I lavori sono in pieno svolgimento, come riscontrato dalla delegazione di sistema italiana nel novembre scorso. Dall’inizio dell’anno, i rumors di possibili ritardi nel completamento dell’infrastruttura si sono susseguiti sulla stampa internazionale, tutti smentiti dal casato regnante. Per i Saud, infatti, ultimare il progetto è una questione di prestigio. È vero che per le casse sovrane il periodo non è dei migliori: la flessione del prezzo del petrolio, prima pilotata e poi sfuggita di mano a Riad, ha prodotto un grosso buco di bilancio, tanto da far temere alle aziende straniere uno slittamento nei pagamenti o anche il ridimensionamento del progetto. Ma il budget della metropolitana è 'blindato', hanno chiarito a fine febbraio le autorità saudite, spiegando che le risorse finanziarie provengono da un fondo dedicato. Ora si attende il primo taglio del nastro. © RIPRODUZIONE RISERVATA