Economia

L'intervista. Sacconi: «Dal premier un'apertura su stop all'art. 18»

Maurizio Carucci lunedì 18 agosto 2014
«Dopo l’apertura del presidente del Consiglio a ridiscutere tutto lo Statuto dei lavoratori, non vedo più il muro contro muro tra noi di Ncd e alcuni esponenti del Pd». Così Maurizio Sacconi, presidente di Nuovo centrodestra e presidente della commissione Lavoro al Senato, seda le polemiche sull’articolo 18 dopo che il premier Renzi ha dato il via alla modifica integrale dello Statuto.A settembre riprenderete la discussione a Palazzo Madama. Ci saranno sorprese?Spero di no. L’Italia è un Paese bloccato da vincoli e tasse e tutti gli organismi sovranazionali considerano la riforma del mercato del lavoro come il primo ambito di modernizzazione delle regole. Il governo ha condiviso questa priorità con il decreto di semplificazione dei contratti a termine e di apprendistato e con la più ampia legge delega.L’articolo 18 resta però un totem.La legge delega prevede una riforma totale e sarebbe paradossale ne fosse escluso solo l’articolo18. Dobbiamo quindi riscrivere alcuni criteri in modo da consentire la produzione di un Testo unico sostitutivo dello Statuto dei lavoratori.È quel che dice anche il premier. Qual è la sua idea di nuovo Statuto?Serve uno Statuto più semplice, ove sia ridisegnato in particolare il contratto a tempo indeterminato superando le rigidità relative alle mansioni, al recesso, alle tecnologie di controllo. Ove si riconosca la funzione della contrattazione di prossimità. L’impresa può e deve essere comunitaria, in quanto fatta di persone che si accettano e si riconoscono, nella quale si coinvolgono di più i dipendenti e le loro stesse famiglie.E sulle politiche attive del lavoro?Sarebbe meglio trasferirne la competenza allo Stato. Le Regioni dovrebbero comunque mettere al centro i disoccupati dotandoli di voucher spendibili a risultato presso i servizi di collocamento, orientamento e formazione liberamente scelti.Perché queste polemiche estive?Perché siamo nel mese delle decisioni e da sinistra permangono resistenze al cambiamento delle regole nel nome di pregiudizi ideologici. Se non ora quando?La legge Fornero non ha già risolto sull’art. 18?No, è stata un disastro totale. Anche su quel punto. In un tempo di aspettative incerte gli imprenditori sanno che nulla può essere per sempre e chiedono certezze, anche se onerose.E Garanzia giovani? Come procede?Se le Regioni non si preoccupassero troppo dei servizi pubblici e dei loro stipendi, il piano potrebbe funzionare. La Lombardia, per esempio, con il suo modello sussidiario è riuscita a sollecitare una collaborazione-competizione tra pubblico, privato e privato sociale sulla base dei voucher ai giovani.