Economia

Risparmio. Resta alta la sfiducia su tutela degli investimenti

Redazione Romana lunedì 30 ottobre 2017

Resta altissima la sfiducia degli italiani sulla tutela dei propri investimenti da parte di legge e regolamenti. Secondo l'indagine Acri Ipsos il 66% del campione "ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficaci, dato preoccupante, anche se in miglioramento rispetto al 74% del 2016». Inoltre, spiega la ricerca, «pochi si ritengono abbastanza in grado di individuare l'investimento adatto alle proprie esigenze (36%), mentre la grande maggioranza (64%) non si ritiene in grado». Molti italiani hanno comunque compreso che
devono informarsi sempre di più per essere attori delle proprie decisioni finanziarie: se nel 2006 il 13% si sentiva in grado di cavarsela (il 3% si riteneva un esperto, il 10% uno che se la cava), nel 2011 erano il 16% e nel 2017 sono diventati il 21%.

Sembra che l'investimento ideale, per gli italiani, non esista più: si dividono in tre gruppi quasi omogenei. Il 33% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +1 rispetto al 2016 e +6 punti percentuali rispetto al 2015), il 31% lo indica negli immobili (+1 punto percentuale sul 2016), il 29% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (-1 punto percentuale sul 2016). Il risparmiatore italiano rimane attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento, ma in misura minore rispetto agli anni scorsi (dal 44% del 2016 al 39% oggi); cresce invece la rilevanza della solidità del proponente (dal 24% al 30%). Stabile è l'attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell'Italia (17% contro il 18% nel 2016). Quello che si delinea è il ritratto di un risparmiatore che rifugge il rischio, ma questo atteggiamento non riesce a renderlo pienamente soddisfatto.