Economia

Commercio. Gli Stati Uniti rinviano i nuovi dazi sulle merci cinesi

Pietro Saccò martedì 13 agosto 2019

Container cinesi nel porto di Los Angeles (Epa-Ansa)

C’è un piccolo segnale di distensione nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il primo di settembre entreranno in vigore i dazi aggiuntivi del 10% su quasi tutte le merci cinesi che arrivano negli Stati Uniti, per un valore complessivo di circa 300 miliardi di dollari. Oggi però il rappresentante al Commercio americano ha annunciato di avere deciso, in seguito al dibattito pubblico e alle audizioni delle scorse settimane, di rinviare al 15 di dicembre i nuovi su alcuni prodotti, compresi smartphone, computer portatili, console per i videogiochi, schermi per computer, alcuni giocattoli e certe tipologie di scarpe e abbigliamento. Altri prodotti saranno del tutto rimossi dalla lista delle merci da colpire con nuovi dazi (la lista sarà aggiornata nelle prossime ore). Il rinvio permette ai negozi americani di importare senza sovrapprezzi la merce di cui hanno bisogno per riempire i magazzini in vista delle vendite di settembre, quelle del “ritorno a scuola” e di quelle natalizie.

A conferma della riapertura della trattativa tra Washington e Pechino, poco dopo il ministero del Commercio cinese ha spiegato che il vicepremier Liu He, principale consigliere economico di Xi Jinping, ha parlato al telefono con Robert Lighthizer, rappresentante al Commerico americano. La Cina avrebbe avanzato una «protesta solenne» contro l'introduzione dei nuovi dazi. I due si sarebbero accordati per sentirsi di nuovo entro due settimane, cioè prima che i nuovi dazi entrino in vigore.

Gli investitori hanno accolto con entusiasmo queste novità: dopo il doppio annuncio le Borse hanno accelerato e i titoli delle aziende più beneficiate dal rinvio, come Apple, Nike e Best Buy si sono impennati.

Trump ha bisogno di una tregua per evitare che la Cina confermi il blocco totale degli acquisti di prodotti agricoli americani. Con 5,9 miliardi di prodotti dei campi statunitensi acquistati nel 2018, Pechino è il quarto principale mercato di sbocco per gli agricoltori degli Stati Uniti, dopo Messico, Canada e Giappone. Lo scontento dei contadini è particolarmente pericoloso per il presidente in vista delle elezioni del prossimo anno. Difatti poco dopo l’annuncio del rinvio dei dazi, Trump è tornato a insistere su questo punto. «Come sempre, la Cina dice che compreranno “molto” dai nostri grandi agricoltori americani. Per adesso non hanno fatto quello che dicevano. Forse stavolta sarà diverso» ha scritto il presidente su Twitter, senza fare però riferimenti precisi a nuovi impegni di Pechino.

Tra le due sponde del Pacifico resta comunque una bassissima fiducia reciproca. Dopo che al G20 di Osaka i presidenti Trump e Xi sembravano avere avviato il negoziato per un accordo rapido, nell’estate non ci sono stati veri progressi e a inizio agosto Washington ha annunciato i nuovi dazi accusando la Cina di non avere rispettato l’impegno di aumento le importazioni di prodotti agricoli americani. Pochi giorni dopo la Cina ha venduto valuta estera lasciando così scivolare in renminbi sotto quota 7 per un dollari, al livello più basso da 11 anni. Una mossa che ha portato Trump ad accusare Pechino di manipolazione delle valute.

Un sondaggio di Pew Research Center ha rivelato che la percentuale di americani che hanno una visione negativa della Cina è salita in un anno dal 47 al 60%, che è poi il massimo da quando, 14 anni fa, Pew ha iniziato a sottoporre questo sondaggio al suo campione. Il 24% degli americani considera la Cina la massima minaccia per il futuro degli Stati Uniti. La stessa percentuale di cittadini considera la Russia la massima minaccia.