Economia

Food-delivery. Rider discriminati dall'algoritmo. Lo dice anche il tribunale di Palermo

Cinzia Arena lunedì 20 novembre 2023

Algoritmo discriminatorio: da Milano (in foto) a Palermo i rider giudicati dalle piattaforme

L’algoritmo che regola la vita lavorativa dei rider finisce ancora una volta nel mirino della giustizia. Si basa su un sistema di ranking reputazionale, di solito tenuto nascosto dalle piattaforme di food delivery, che di fatto premia chi fa consegne rapide e si rende disponibile a lavorare in orari e giorni particolarmente difficili. Un modello definito "discriminatorio" nell’ultimo pronuciamento che arriva questa volta dal tribunale di Palermo. Il "sistema di selezione" dei rider, da parte di Foodinho (società del gruppo Glovo), che, attraverso un "punteggio di eccellenza", offre migliori "se non maggiori" opportunità di lavoro, perché possono scegliere in anticipo gli slot delle "successive" prestazioni, "a coloro che si dimostrino maggiormente produttivi" con più consegne e "disponibili" in orari serali, fine settimana e festivi viene appunto bollato come discriminatorio dalla sezione lavoro del Tribunale del capoluogo siciliano che ha accolto un ricorso di Nidil Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil, rappresentati dagli avvocati Giorgia Lo Monaco, Maria Matilde Bidetti, Carlo de Marchis e Sergio Vacirca.

Immediata la replica della piattaforma che annuncia contromisure. “Con riferimento al provvedimento odierno del Tribunale di Palermo, che ha valutato alcune funzionalità del punteggio come discriminatorie, Glovo Italia, convinta dell’assoluta legittimità del proprio operato, dichiara che impugnerà tale decisione".

Il giudice Fabio Montalto ha dichiarato "il carattere discriminatorio" dei criteri del "contributo", ossia il numero di consegne effettuate, e delle "ore ad alta domanda", ossia il lavoro nei festivi e nelle ore serali, "utilizzati da Foodinho srl per il calcolo del cosiddetto 'punteggio di eccellenza'" tra i rider impiegati. Sulla base di questi criteri "di selezione" i corrieri "che effettuino più consegne e lavorino con costanza nell'orario di cena dei fine settimana", spiega il giudice, hanno "il vantaggio di poter scegliere, con precedenza rispetto agli altri, quando svolgere le successive prestazioni", prenotando gli "slot". Si crea così, secondo il Tribunale, una "discriminazione indiretta dei lavoratori che per condizione personale, familiare, età o handicap sono svantaggiati rispetto ai 'concorrenti'". La legge prevede "che l'accesso all'occupazione e al lavoro autonomo" deve essere "improntato al principio di parità di trattamento delle persone senza distinzione di handicap ed età" e "non può certamente consentirsi ad un committente/datore di lavoro di predisporre ed utilizzare un sistema di selezione" che "ignori deliberatamente le individualità dei lavoratori posti in competizione tra loro".

Il Tribunale ha condannato Foodinho a rimuovere degli effetti delle medesime discriminazioni. E ha disposto che la società versi 40mila euro alle sigle sindacali come "risarcimento del danno".

Non è certo la prima volta che l’algoritmo viene criticato come sistema per assegnare i turni, anzi per i giudici più volte chiamati ad esprimersi si tratta di un elemento che di fatto smonta il castello di carte costruito da chi sostiene che i ciclofattorini siano lavoratori autonomi. Di fatto non sono liberi di scegliere quando e dove lavorare, anzi: se non si dimostrano più che disponibili rischiano di non venire proprio chiamati. Nel 2020 la prima sentenza contro Deliveroo: l'algoritmo 'Frank' usato per valutare i rider penalizzava le assenze dal lavoro (vale a dire le disdette del proprio turno poche ore prima) non tenendo conto delle motivazioni, neanche in caso di malattia. Ad aprile il tribunale del lavoro di Torino ha dichiarato “antisindacale” il comportamento di Foodinho per essersi rifiutata di comunicare ai sindacati (Filcams Cgil, Filt Cgil e Nidil Cgil di Torino) alcune informazioni richieste per conoscere meglio il sistema usato dalla multinazionale del marchio Glovo sugli algoritmi per gestire il lavoro dei rider: un software che assegna la consegna, analizzando il numero di ordini in corso e i corrieri disponibili.

Anche Uber Eats (che adesso di è ritirata dal mercato italiano) è stata condannata per non avere voluto informare la Cgil sui criteri con cui, attraverso il sistema di funzionamento dell’algoritmo, vengono organizzati e determinati gli incarichi assegnati ai lavoratori della piattaforma di delivery. Il ricorso era stato presentato anche in questo caso da Nidil Cgil Palermo, Filt Cgil Palermo e Filcams Cgil Palermo. La sentenza ha riconosciuto la ”natura antisindacale” del diniego di Uber di fornire indicazioni alla sigle sindacali che hanno presentato il ricorso. Secondo i sindacati potrebbe esistere un problema di discriminazione nell’assegnazione delle turnazioni e degli ordini ai fattorini.

Avere buoni voti significava avere accesso preventivo all'assegnazione degli slot migliori per orari e zone da coprire. Contestata alle piattaforme la regola non scritta dei 15 secondi per rispondere alle richieste del software e l’utilizzo di nuove tecnologie che di fatto rende totale il controllo delle attività del lavoratore.