Economia

Ricerca. Palestre chiuse, 200mila posti a rischio

Redazione Romana lunedì 13 aprile 2020

Con le palestre chiuse migliaia di posti di lavoro a rischio

In Italia si stima che, a causa dell'emergenza sanitaria del Coronavirus, la perdita economica del settore delle palestre ammonti a un miliardo di euro (in cinque mesi), con oltre 200mila posti di lavoro a rischio, secondo i dati emersi dalla ricerca di Ifo (International fitness observatory) che invoca interventi strutturali concreti. Al quarto mese di stop, oltre l'82% dei club ritiene che non avrà più le risorse per sopravvivere alla crisi. L'industria del fitness e dello sport rappresenta per l'indotto una realtà di rilievo nell'economia nazionale. Ifo (International fitness observatory), in collaborazione con la società Egeria, ha realizzato una ricerca coordinata da Paolo Menconi, presidente dell'osservatorio, coinvolgendo oltre 6.700 club in tutta Italia. Nel 2019 il settore fitness in Europa era in costante crescita con circa 65 milioni di iscritti ai club e con ricavi totali pari a circa 28 miliardi di euro. L'Italia, con l'8% del mercato europeo, dopo Germania (20%), Inghilterra (19%) e Francia (9%), era al quarto posto in Europa con oltre 5,5 milioni di persone iscritte in palestra e con un mercato annuale di oltre 2,3 miliardi di euro. Un mercato che aveva ampi spazi di crescita e che è entrato nel suo momento più drammatico.

Dai risultati dell'indagine emerge innanzitutto che il panorama delle palestre in Italia è composto per la maggioranza (59%) da piccoli club indipendenti, solo il 12% appartiene a catene e quasi il 3% in franchising. Il restante 28% è formato da piccoli studi di yoga, pilates, ecc. Quasi la metà dei centri sportivi, pari al 47,7%, ha una superficie sotto i 500 metri quadrati; il 28% ha una dimensione fra i 500 e i 1.000 metri quadrati, mentre sono in minoranza i club fra i 1.000 e i 2mila metri quadrati (12%) e quelli oltre i 2mila metri quadrati (12%). Di conseguenza, dominano i centri (64,5%) con un numero di soci e clienti inferiore a 500. La netta maggioranza delle palestre è consolidata nel tempo: oltre il 57% è in attività da più di dieci anni. La scelta della tipologia di abbonamento (ingresso giornaliero, mensile, semestrale, annuale) è molto varia. Tuttavia solo il 23% dei club ha oltre della metà dei clienti con un abbonamento annuale. Meno del 40% delle palestre ha convenzioni o partnership con aziende o con il mondo della salute. Interessante notare che chi invece ha stipulato delle convenzioni le ritenga molto utili e intenda svilupparle (quasi il 68%). Per quanto riguarda la gestione, il modello prevalente è quello della conduzione familiare, ovvero il proprietario in molti casi si occupa sia dell'organizzazione della palestra, sia delle attività. Infatti, il 27% dei club non ha una reception e quasi il 60% non ha un consulente commerciale né amministrativo. Inoltre, lo staff tecnico sportivo impiegato è fra uno e cinque istruttori nell'82% dei casi; solo il 6% ne ha più di dieci. Oltre l'86% dei centri sportivi dichiara di spendere meno di 30mila euro al mese per il personale. Rispetto alla componente economica, oltre il 90% dei club ha stimato sul periodo di febbraio e marzo un mancato incasso tra l'80% e il 90%, considerando che le chiusure hanno seguito periodi differenti nelle varie regioni d'Italia. Il settore perde mensilmente tra il 5% a più del 10% sul fatturato annuale, con un impatto economico che, in circa cinque mesi di inattività, si stima potrebbe superare un miliardo di incassi.

Secondo Menconi, «i risultati di questa ricerca indicano che l'industria del fitness è in un momento difficilissimo e senza precedenti. Non va dimenticato che è un settore che ha un ruolo sociale fondamentale per il benessere psico-fisico dei cittadini, con un'offerta molto variegata e per tutte le tasche. Il settore va protetto con interventi strutturali seri e concreti, sia per chi vi lavora sia per i clienti, per potersi rimettere in piedi e continuare a guardare serenamente al futuro». Oltre l'83% delle palestre ritiene che le misure adottate finora non siano sufficienti a sostenere il settore, suggerendo tra i provvedimenti principali la sospensione di incombenze fiscali e bollette (77%), forme di finanziamento a fondo perduto (72%), agevolazioni e forme di indennizzo per il danno indotto da cause di forza maggiore (65%). Se la situazione è difficile per tutti, la capacità economica di poter resistere è differente: il 22% dichiara di avere autonomia per 1 mese. In 2 mesi il 61% ritiene di non avere le forze economiche per superare la crisi. Il 77,3% dei Club potrebbe non farcela in 3 mesi. Al quarto mese di stop, il rischio è quello che oltre l'82% dei Club non sopravviva. Solo il 3,4% dei club potrebbe avere le risorse economiche per resistere a cinque mesi di chiusura. Intanto i club si sono riorganizzati per poter permettere ai propri iscritti di seguire i corsi di fitness grazie alla tecnologia. Il 71% propone allenamenti in streaming e il 40% offre corsi video registrati da seguire online. Inoltre, il 42% dei centri ha già previsto attività di sanificazione in tutti gli spazi della struttura.