Economia

è lavoro. Restauratori a rischio

Maurizio Carucci mercoledì 9 dicembre 2009
Trentamila restauratori rischiano di non ottenere la qualifica e di essere esclusi dalla partecipazione agli appalti pubblici. Dallo scorso maggio, infatti, con la pubblicazione di una serie di decreti ministeriali, sono cambiate le regole di accesso alla professione. Ora, chi vuole lavorare su «beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici», deve superare una prova di idoneità a Roma. Il bando di selezione per il conseguimento delle qualifiche professionali può essere scaricato dal sito www.restauratori.beniculturali.it le domande vanno presentate entro il 31 dicembre. Secondo le disposizioni del ministero dei Beni culturali (Mibac), può accedere alla prova d’idoneità chi ha svolto per un periodo di almeno quattro anni attività di restauro comprovata da regolare certificazione, chi ha conseguito o sta per conseguire (purché iscritto prima del 31 gennaio 2006) un diploma in restauro triennale presso un’Accademia di Belle arti, chi ha un diploma o è iscritto prima della data del 31 gennaio 2006 presso una scuola di restauro statale o regionale di durata non inferiore a due anni, gli iscritti (sempre prima del 31 gennaio 2006) o laureati in Conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico e, infine, chi ha la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali e ha svolto (alla data del 30/6/2007) attività di restauro per almeno tre anni con regolare certificazione. La nuova normativa ha mobilitato i lavoratori e le lavoratrici che si occupano di restauro nel nostro Paese. È stato perfino minacciato un presidio di protesta per il 12 dicembre a Roma. Secondo i sindacati, infatti, sarebbero molti gli operatori del comparto che rischiano di perdere il posto di lavoro se entro la fine dell’anno non verranno cambiati i criteri stabiliti dal Mibac. «Criteri che, così come previsti – sostengono in una nota Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil – comportano il mancato riconoscimento dei titoli e dell’esperienza lavorativa maturata negli anni, con il rischio concreto di mettere a repentaglio il futuro professionale di migliaia di lavoratori». Dopo aver ricordato che sono già numerose le adesioni alla petizione rivolta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i sindacati «denunciano l’assordante silenzio del ministro Bondi, che non risponde a qualsiasi richiesta di incontro, indifferente al grido di allarme che proviene da numerose realtà operanti nel restauro, i lavoratori dipendenti, gli artigiani, le cooperative, le piccole e medie imprese». Dal ministero guidato da Sandro Bondi, tuttavia, fanno sapere che con queste nuove disposizioni si sta «tentando di riordinare l’accesso alla professione, visto il proliferare di numerose scuole di restauro, mentre il ministro intende rispondere la settimana prossima alle interrogazioni parlamentari». Anche l’Ugl ministeri ha espresso «preoccupazione» per la vertenza del settore: «La disciplina per l’accesso alla categoria, prevista dal codice dei Beni culturali, sembra paradossale soprattutto per i restauratori statali». Intanto è stato avviato un tavolo di conciliazione, sia per quanto riguarda i restauratori interni al Mibac sia quelli esterni. Alla riunione si sono iniziati a definire i percorsi per una soluzione della vertenza che riconosca la professionalità e il ruolo dei restauratori interni che non «possono essere vessati da un bando che di fatto disconosce il lavoro di straordinaria eccellenza che non ha eguali al mondo». Il direttore generale del Mibac, Antonia Pasqua Recchia, si è dichiarata disponibile a esaminare percorsi interni amministrativi che consentano l’accredito dei restauratori della seconda e terza area che non hanno i titoli di studio richiesti. Mentre c’è la disponibilità a prorogare il termine di presentazione delle domande, nonché a costituire un tavolo tecnico interno che esamini tutte le fattispecie legate ai dipendenti interni al Mibac, tra quanti non hanno la possibilità di reperire la documentazione antecedente al 2001 e quanti sono entrati successivamente al 2001 che non potrebbero, in mancanza del titolo di studio, produrre le certificazioni richieste.