Economia

OLTRE LA CRISI. Reazione chimica per la ripresa

Pietro Saccò mercoledì 29 maggio 2013
Quest’anno l’Istat ha realizzato il suo primo Rapporto sulla competitività dei settori produttivi italiani. Uno strumento importante, in tempi di crisi, per capire quali industrie sono state davvero travolte dalla recessione e quali, invece, resistono o addirittura vivono un momento di espansione. La chimica e la farmaceutica fanno parte di quest’ultimo (e ristretto) gruppo, quello dei settori «più performanti». È quindi in un quadro difficile ma non certo drammatico che in questi giorni gli iscritti della Femca Cisl si riuniscono ad Assisi per il quarto Congresso nazionale. «Non dobbiamo, non possiamo rassegnarci al declino del lavoro e dell’industria italiana, non possiamo rassegnarci al declino dell’Italia» ha avvertito il segretario generale Sergio Gigli aprendo i lavori.La chimica italiana non si è rassegnata nemmeno davanti al terribile 2012 dell’economia nazionale. Le 3mila imprese chimiche e farmaceutiche italiane, che occupano 180mila persone e investono in ricerca sviluppo il 6% del loro valore aggiunto, lo scorso anno hanno visto salire il valore delle loro esportazioni del 2,2%. Quest’anno, secondo le stime di Federchimica, la ripresa del settore accelererà: la domanda interna, 61,7 miliardi nel 2012, è prevista in crescita dell’1,3% e la produzione nazionale dovrebbe salire dell’1,9% rispetto ai 52,3 miliardi dello scorso anno. Ma soprattutto le esportazioni dovrebbero segnare un balzo del 4,4%, da 25,5 a 26,6 miliardi di euro. I risultati positivi sui mercati internazionali sono il risultato di un processo di evoluzione vissuto in questi anni dalla chimica italiana.«Il costo elevato dell’energia e delle materie prime ha spinto le aziende a rivedere la loro offerta, concentrando le attività italiane su prodotti ad alto contenuto di innovazione e valore aggiunto, con forti investimenti sulla ricerca innovativa – spiega Armando Zingales, presidente del Consiglio nazionale dei chimici –. Questa evoluzione le ha rese molto più competitive». Dal 2000 la quota di export sul fatturato della chimica italiana è aumentata di ben 12 punti percentuali. Se le vendite domestiche del settore oggi sono circa all’80% rispetto ai livelli massimi raggiunti del 2007, le esportazioni hanno visto un recupero molto più sostenuto e sono già al 95%, cioè ormai a un passo dall’annullare gli effetti della crisi.Questa solidità industriale si accompagna anche a una consuetudine di buoni rapporti tra le aziende chimiche e i sindacati del settore. Sono bastati quattro giorni di trattative tra le sigle sindacali e le associazioni industriali Federchimica e Farmindustria per arrivare, quattro mesi prima della scadenza, al rinnovo del contratto nazionale, valido dal 2013 al 2015. Un contratto che ha introdotto l’idea della staffetta generazionale, oggi al centro del confronto tra governo e sindacati, ed è considerato anche per altri aspetti un testo che può essere preso come modello per le relazioni industriali in Italia.