Economia

Quando l?economia di seconda mano fa bene all?ambiente

PAOLO PITTALUGA giovedì 24 marzo 2016
L a compravendita di oggetti usati sulle piattaforme digitali di Schibsted Media Group nel mondo è enorme. Uno scambio che ha una particolarità, quella di aiutare a ridurre l’impatto ambientale. Ecco allora il progetto Second Hand Effect della multinazionale norvegese che per la prima volta ha calcolato il risparmio potenziale di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla compravendita di beni usati anche su Subito, azienda numero uno in Italia con oltre 8 milioni di utenti al mese. E che hanno permesso un risparmio di 3,4 milioni di tonnellate di CO2, un risultato che si otterrebbe col blocco totale del traffico per 32 mesi a Milano e per 10 mesi a Roma, alla produzione di 5,2 miliardi di tonnellate di pasta o di 13,7 milioni di divani. Per calcolare come Subito contribuisca alla riduzione dell’inquinamento, l’Istituto svedese di ricerca ambientale ha studiato i 5 maggiori mercati di Schibsted Media Group. Così è nato il progetto Second Hand Effect che vede coinvolti, oltre a Subito, Leboncoin in Francia, Blocket in Svezia, Vibbo in Spagna e Finn in Norvegia. I milioni di persone che acquistano oggetti usati su queste piattaforme digitali del Gruppo Schibsted hanno contribuito in un anno al risparmio complessivo di 12,5 milioni di CO2, un quantitativo pari a 1.100 voli intorno al mondo su un Airbus 380 e al blocco totale del traffico per 3 anni e 4 mesi a Parigi. «Contribuire a salvaguardare il pianeta è un passo importante verso un futuro più responsabile e sostenibile » spiega Melany Libraro, Gm di Subito. «Oltre 60.000 scambi di beni usati al giorno permettono a migliaia di beni di trovare una nuova casa. Pensare di essere protagonisti attivi nel rispetto dell’ambiente è un incentivo sempre più forte per migliorare il nostro servizio». © RIPRODUZIONE RISERVATA