Economia

BRUXELLES. Nella Ue 116 milioni a rischio povertà

giovedì 6 settembre 2012

Il "continuo peggioramento della situazione del lavoro" è "la maggiore preoccupazione" in una Europa in cui "116 milioni di persone sono a rischio di povertà". È scritto nel documento della Commissione europea per Jobs 4 Europe, la conferenza sulle politiche a sostegno della creazione di lavoro in Ue organizzata dalla commissione europea oggi a Bruxelles. Nel testo si denuncia che, oltre all'aumento della disoccupazione (arrivata all'11,2% nell'eurozona), "il lavoro è diventato anche più precario": "Quasi il 94% dei lavori creati nel 2011 sono part-time e il 42,5% dei giovani ha contratti a tempo determinato". Lo studio, in Europa, non aiuta i giovani a trovare lavoro. È quanto emerge dai dati forniti dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: ad aprile 2012 solo il 13,3% degli under 25 con un titolo di studio ha un'occupazione in Europa. Un dato che non cambia nei paesi dell'Eurozona, dove mediamente solo il 13,7% dei giovani compresi nella stessa fascia d'età di riferimento sono ha un impiego.Casi emblematici di questa situazione sono Grecia e Italia. Nel paese ellenico, rileva l'Ocse, ad aprile 2012solo il 2% dei giovani diplomati o laureati ha un posto di lavoro, mentre nel nostro paese il 2,7%. Peggio soloSlovacchia (1,4%) e Ungheria (1,6%). Diploma e laurea aprono invece le porte del mondo del lavoro in Danimarca e Paesi Bassi: ad aprile 2012, secondo i dati Ocse, ha un lavoro rispettivamente il 42,4% e il 45,1% dei giovani con titolo di studio.L'Ocse nel suo rapporto sulla disoccupazione giovanile, parla anche dell'Italia: nel primo quadrimestre del 2012 era senza un impiego il 21,2% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, ben oltre la media Ue (13,6%). Un fenomeno che, stando ai dati, negli ultimi cinque anni è cresciuto sempre di più. Ad aprile 2007 erano infatti 975.000 gli under 25 senza lavoro, aumentati a 1,1 milioni ad aprile 2011 e arrivati a quota 1,3milioni ad aprile 2012. Dati che hanno trovato una eco nelle parole del presidente Napolitano, in visita a Venezia, a proposito della disoccupazione giovanile. "È il problema più serio che abbiamo, non possiamo essere tranquilli e soddisfatti rispetto all'attuale condizione dei giovani in Italia". L'elevata disoccupazione in Europa è una "vera emergenza sociale" e "almeno in alcuni paesi europei si trasforma in crisi sociale". L'allarme è lanciato dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, che ha introdotto la conferenza sull'occupazione a Bruxelles, alla quale partecipa anche il ministro del lavoro Elsa Fornero. Dopo aver ricordato gli ultimi drammatici dati Eurostat sull'occupazione, e soprattutto quelli sulla disoccupazione giovanile che "in alcuni paesi supera il 50%, Barroso ha ricordato che "il peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro ha colpto i redditi di molti lavoratori", non più sostenuti dagli stabilizzatori sociali automatici. Per questo, ha detto Barroso, le riforme necessarie per combattere la crisinon devono in nessun caso mettere in discussione il modello europeo di "economia sociale di mercato" sancito dal trattato di Lisbona. "Occorre adattare il nostro modello sociale alle nuove sfide, ma sarebbe un errore smantellarlo - ha aggiunto - perché molti dei paesi più competitivi dell'Unione sono quelli più attivi nel dialogo sociale: i compromessi sono necessari in questi tempi difficili".