Economia

ECONOMIA SOLIDALE. Poveri, 160 milioni in meno con l’aiuto del microcredito

Paolo Ferrario giovedì 4 giugno 2009
La crisi picchia duro ma non spegne la voglia di rivincita dei tanti che cercano di uscire con le proprie gambe da questo momento di difficoltà. A loro, a chi ha le idee, la forza e il coraggio di rimettersi in gioco, guarda la microfinanza, uno strumento ancora poco utilizzato in Italia, ma dalle grandi potenzialità soprattutto sul versante della creazione di impresa e dell’inclusione sociale. Si tratta di uno strumento utilizzato soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove la povertà è all’ordine del giorno e i sistemi bancari non consentono l’accesso al credito alle persone in difficoltà, con rischio di insolvenza. Il fenomeno del microcredito è stato ultimamente riportato alla ribalta, a marzo, dal premio Nobel Yunus, di passaggio in Italia, in visita alla Fondazione Cariplo. Anche a quell’incontro è risuonata la domanda: può essere utile, oggi in Italia? In prima istanza, infatti, la microfinanza si rivolge alle persone povere, generalmente escluse dai circuiti finanziari formali, consentendo loro di accedere al credito e al risparmio attraverso piccoli prestiti. Per diffondere questa nuova cultura finanziaria che, in special modo in questo periodo di crisi, potrebbe aiutare molte famiglie a risollevarsi, la Fondazione Giordano Dell’Amore, impegnata da anni in questo specifico settore, ha promosso la prima edizione del premio “Microfinanza, innovazione e sostenibilità”, in collaborazione con European microfinance network, con il supporto di Fondazione Cariplo e con il contributo finanziario di Intesa Sanpaolo. Il premio, suddiviso in tre categorie (Italia, Europa e Mondo), intende riconoscere le migliori iniziative di microfinanza, selezionate da una giuria di esperti su un campione di oltre settanta candidature, successivamente ridotte a quindici (cinque per categoria). Ai vincitori di ciascuna categoria andrà un premio di 50mila euro, che sarà consegnato oggi nell’ambito della due giorni dell’European microfinanze network (Emn). Giunta quest’anno alla sesta edizione, la conferenza si è svolta per la prima volta in Italia, a Milano, dopo essere stata in precedenza ospitata a Nizza, Berlino, Budapest, Barcellona e Bruxelles. Nel capoluogo lombardo, sono presenti circa trecento persone provenienti da trenta Paesi, in rappresentanza delle più importanti organizzazioni di microfinanza. «Il premio e la conferenza – spiega il presidente della Fondazione Giordano Dell’Amore, Federico Manzoni – sono stati pensati per creare un dibattito e un confronto attorno a questi temi, consentendo ai protagonisti mondiali della microfinanza di scambiarsi idee e progetti. Il nostro obiettivo è creare spazi di riflessione sulle metodologie, sugli strumenti e sull’impatto sociale della microfinanza nelle realtà in cui è usata come strumento per lo sviluppo. Per questa ragione – prosegue Manzoni – siamo particolarmente lieti che questa esperienza sia stata accolta favorevolmente da operatori di microfinanza di tutto il mondo che hanno aderito numerosi e dalla European microfinance network, che ha deciso di collaborare con la Fondazione per la realizzazione del premio Europa». Gli esperti concordano che per l’Italia la microfinanza è uno strumento di sviluppo dalle enormi potenzialità ancora per la maggior parte inespresse. Secondo l’ultimo rapporto Ritmi (Rete italiana della microfinanza), nel nostro Paese esiste un mercato potenziale di 5 miliardi di euro. Si calcola, infatti, che il tasso di esclusione dall’accesso ai servizi finanziari formali arrivi al 25% della popolazione, una delle quote più elevate dell’Unione Europea. «La microfinanza – prosegue Manzoni – è un potente strumento di autonomia, perché, attraverso un piccolo prestito, mette le famiglie che si trovano in difficoltà, nelle condizioni di realizzare un’idea imprenditoriale e tornare ad essere protagoniste della società». In una fase di crisi, la microfinanza può essere usata anche come vero e proprio “ammortizzatore sociale” per sostenere il reddito di chi perde il lavoro. «Se oggi prevale l’emergenza – ricorda Manzoni – non dobbiamo però perdere di vista l’obiettivo principale della microfinanza che è dare gambe a idee imprenditoriali escluse dai tradizionali circuiti del credito». Al momento, in Italia questa strada sembra essere privilegiata più dagli immigrati, che solo per il 23% hanno accesso a prestiti bancari. Secondo Unioncamere, nel 2007 il 40% degli immigrati imprenditori ha chiesto un prestito in banca, ma solo due terzi di essi l’ha ottenuto. «Gli italiani – riprende Manzoni – hanno una rete di protezione migliore e hanno maggiori possibilità di entrare nei circuiti finanziari». Ciò nonostante, secondo Banca d’Italia, nel 2006 il 10,8% delle famiglie non possedeva neanche un conto corrente bancario o postale, mentre l’11,1% dei nuclei versava, nel 2007, in condizione di povertà relativa. Se da noi stenta a decollare, la microfinanza è invece una realtà in forte crescita a livello mondiale. Si calcola che nel 2007 abbia raggiunto quasi 160 milioni di clienti di cui la maggior parte hanno ricevuto credito per la prima volta nella loro vita. Si stima inoltre che in tutto il mondo la domanda di servizi di microfinanza ammonti a circa 275 miliardi di dollari statunitensi e più di 1 miliardo di persone avrebbe bisogno di accedere a servizi creati ad hoc per le proprie esigenze finanziarie.