Economia

Giacomo Poretti. Il discorso sul lavoro del Papa ciclista e chi lo prende per matto

Giacomo Poretti martedì 31 ottobre 2017

Giacomo Poretti, attore e comico (Fotogramma)

In occasione della Settimana Sociale dei cattolici italiani appena conclusa a Cagliari, papa Francesco ha inviato un videomessaggio dove ha trattato il tema del lavoro. E come accade per tutte le altre volte che il Papa o la Chiesa si esprimono sui più svariati argomenti ci viene da pensare se le suddette prese di posizioni, convinzioni, indicazioni, non siano da sottoporre al vaglio di una commissione di psichiatri, economisti e o neuro-comportamentisti.

«Senza lavoro non c’è dignità. Ma non tutti i lavori sono "lavori degni". Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione delle armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori». Già a questa prima affermazione scopriamo di essere di fronte a una proposta scandalosa, dove tutti pensiamo che certo sarebbe bellissimo non costruire più armi eccetera eccetera, ma in fondo è una di quelle frasi che lasciamo dire alla nonna con il decadimento cerebrale o ai pacifisti sedicenni, ma la realtà, la realtà quella vera, trova mille ragioni per convincerci che un’arma alla fin fine, da qualche parte, difende pur sempre noi stessi. Da chi? Beh, ma c’è sempre qualcuno che non ci guarda con simpatia, quindi meglio tenersi pronti, e se non vogliamo farlo direttamente noi, esistono pur sempre dei lavori che si occupano della nostra sicurezza che necessariamente devono far uso delle armi. Bello, questo concetto della pace e della fraternità, ma forse è più convenienti essere realisti.

«Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori (…). Precarietà totale: questo è immorale! Questo uccide! Uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Lavoro in nero e lavoro precario uccidono». Temo che qualcuno udendo questa dichiarazione di Francesco possa sobbalzare e pensare: ma il Papa oltre a parlare di quella menata lì della teologia, della storia dei santi e delle virtù cardinali, pretende di sapere anche di economia? Ma cosa ne sa un Papa di necessità di ristrutturazione aziendale, di "core business", di necessità di trasferire le competenze altrove, della urgente necessità di tagliare gli aspetti improduttivi della filiera, cosa ne sa il Papa di bilanci, cosa ne sa il Papa di risultati economici, di dividendi, del dovere di porsi nelle logica delle sfide globali.

E il Papa secondo voi cosa risponde a quei maître à penser del brand, del core business, a questi Ceo (pronuncia : Si E Fo, se li chiami amministratori delegati si incavolano e si sentono equiparati a una badante)?

Francesco prosegue nella sua linea scandalistica e spara lo scandalo dello scandalo: «Il sistema economico mira ai consumi, senza preoccuparsi della dignità del lavoro e delle tutela dell’ambiente. Ma così è come andare su una bicicletta con la ruota sgonfia: è pericoloso! La dignità e le tutele sono mortificate quando il lavoratore è considerato una riga di costo del bilancio, quando il grido degli scartati viene ignorato». A parte che oltre ad aver studiato teologia, catechismo e tutte quelle robe lì dei preti, Francesco deve aver studiato anche da ciclista, perché mica tutti sanno che se vai con le gomme sgonfie rischi di cadere; mi piacerebbe vedere uno di quei Si E Fo lì a cambiare una gomma della bicicletta: se gli dai quel compito lì rischiano la cassa integrazione o il licenziamento in tronco!

Volete sapere come ha concluso il Papa Ciclista il suo messaggio? «Nulla si anteponga al bene della persona e alla cura della casa comune, spesso deturpata da un modello di sviluppo che ha prodotto un grave debito ecologico. L’innovazione tecnologica va guidata dalla coscienza e dai principi di sussidiarietà e di solidarietà». A volte io temo per la sorte di Francesco e prego per lui; delle volte mi immagino che una commissione di Psichiatri, di Si E Fo vanno lì a Santa Marta con la scusa di portarlo a fare un giro, e lui, lo sappiamo, non si nega a nessuno, lo portino in qualche Casa di riposo e lo lascino li. A meno che lui, Francesco, non accetti l’invito e dica "Si però andiamo in bicicletta…".