Economia

La risposta. Banche Popolari al contrattacco

Luca Mazza venerdì 23 gennaio 2015
​Una bocciatura totale per un decreto legge che viene considerato «ingiustificato e ingiustificabile». Assopopolari, l’associazione nazionale fra le banche popolari, si schiera compatta contro la riforma del sistema presentata dal governo nell’ultimo Consiglio dei ministri. Il giudizio sul provvedimento (che obbliga dieci istituti popolari alla trasformazione in Spa entro i prossimi 18 mesi) è fortemente critico e viene espresso – attraverso una nota comune – al termine del summit che si è tenuto ieri a Milano. Nel comunicato si sottolinea come la misura in questione «sia gravida di conseguenze negative sul risparmio nazionale e sul credito alle famiglie e alle Pmi». Anche perché l’Italia – si ricorda – è un Paese «privo di investitori di lungo periodo in aziende bancarie». L’associazione di categoria accusa l’esecutivo di favorire in questo modo i colossi stranieri. E lamenta, inoltre, la mancata tutela per quelle realtà che, invece, negli anni di crisi hanno aperto i rubinetti garantendo un minimo di liquidità all’economia reale: «Non deve esserci una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali».Comunque, non c’è la minima intenzione di arrendersi. Anzi, Assopopolari assicura che farà tutto il possibile per ostacolare la riforma: «Non lasceremo nulla di intentato affinché il decreto legge venga meno e l’ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità». Se tale tentativo andrà a buon fine, l’impegno delle banche è quello di proseguire e di rafforzare sia il processo di ammodernamento dell’ordinamento cooperativo sia il processo di concentrazione «che hanno dimostrato di saper praticare in passato in misura più elevata rispetto al resto del sistema». In caso contrario, comunque, si cercherà di portare avanti ugualmente «la propria missione di banca territoriale, finalizzata alla raccolta del risparmio, da destinare principalmente al credito verso le famiglie e le imprese». Questi attori del sistema garantiscono che non perderanno mai «il coraggio, la fantasia e la determinazione per proseguire la propria storia, anche in un contesto normativo pregiudizialmente e irragionevolmente avverso».Il fronte comune dell’associazione trova conferma anche nelle dichiarazioni espresse dai vertici delle banche presenti alla riunione. Il disappunto per l’operato del governo è unanime. Il presidente del consiglio di sorveglianza di Pop Milano, Piero Giarda, evidenzia come si tratti di un decreto legge «del tutto inatteso e accolto con grande stupore». «Si sapeva che le popolari dovevano fare qualcosa, ma nessuno si aspettava un provvedimento simile», aggiunge. A giudicare inopportuno lo strumento legislativo utilizzato dal governo per l’occasione è il presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, Andrea Moltrasio: «In questo Paese è urgente tutto e nulla». Il presidente della Banca Popolare di Sondrio, Francesco Venosta, annuncia l’organizzazione di iniziative unitarie per contrastare la riforma: «Quando? Ci vuole tempo per fare le cose seriamente, altrimenti si fa un decreto legge». Al fianco dei vertici delle popolari si schiera il sindacato dei dirigenti bancari. «La misura presenta più ombre che luci e rischia di minare la stabilità di queste aziende di credito – afferma  Maurizio Arena, segretario generale di DirCredito –. È un provvedimento calato dall’alto senza che vi sia stato preventivamente alcun confronto con le parti interessate nel dibattito parlamentare».