Economia

L'intervista. Pontarollo: «Così diventeremo colonia spagnola»

Diego Motta giovedì 17 aprile 2014
«Dal punto di vista industriale, l’operazione condotta da Telefonica su Telecom ha una logica chiara. Il mercato italiano della telefonia mobile è ricco e farlo diventare una colonia spagnola, dal loro punto di vista, è stato un grande risultato». Il professor Enzo Pontarollo, ordinario di Economia industriale all’Università Cattolica di Milano, nel 2013 ha scritto con Paolo Gerli "La concorrenza negata" (Vita e Pensiero) che analizza i limiti dell’apertura del mercato delle tlc in Italia. «Tutto partì da quella privatizzazione sciagurata – racconta Pontarollo – e adesso mi pare si stia arrivando a una soluzione costruita su misura per Telefonica».Le cordate di Recchi e Gamberale, in assemblea, hanno sancito la tregua. Quale futuro si può immaginare per Telecom?Telco è interessata soprattutto ai gioielli sudamericani ancora presenti nel portafoglio di Telecom. Di strategica è rimasta la partecipazione in Brasile, dove pure l’autorità antitrust nazionale ha già fatto presente i vincoli cui attenersi. Quanto all’Italia, Tim fa gola come tutto il settore del mobile, dove ci sono ancora forti margini di guadagno.Come si muoveranno i nuovi soci forti di Telecom?Tutto dipenderà dal grado di avvedutezza degli spagnoli. Telecom controlla ancora le fibre in rame e questo fattore può essere strategico nei piani dell’azionista di maggioranza.Sawiris si è detto disposto a investire 2 miliardi su Telecom. Che ne pensa?È un’ipotesi di scuola, che si porrebbe solo nel caso in cui Telco decidesse di ritirarsi, cosa di cui non si capirebbero le ragioni peraltro. Detto questo, ripeto, il mercato italiano resta altamente remunerativo per le società che vi operano. Wind è forte sul fisso, Vodafone è leader nel mobile e il percorso dell’integrazione tra i due business continua.Per gli altri operatori del settore, invece, cosa potrebbe cambiare?Il problema fino a dieci anni fa, per Telecom, era quello di impedire o rallentare l’ingresso nel mercato di altri soggetti. Adesso la sfida dell’accesso non riguarda più la rete, ma i servizi. La strada per i concorrenti rimane in salita e i nuovi "entranti" sono sempre danneggiati.E lo scorporo della rete?È una scelta strategica per il Paese, ma per favore non facciamo paragoni con quanto è successo nel settore dell’energia. In quel caso, il discorso è stato chiuso con la creazione di Terna. Qui è tutto diverso: Telecom mantiene ancora troppo potere.