Economia

Dieci idee per riaccendere l'Italia. Sb Solar: più potenti e meno care Le nuove batterie made in Italy

Pietro Saccò mercoledì 12 ottobre 2016
Quella della bresciana Sb Solar  è la tipica bella invenzione italiana che rischia di fare la fortuna di qualche azienda straniera. Rischia, cioè, di fare la fine del leggendario common rail, il sistema di alimentazione elaborato all’interno del gruppo Fiat all’inizio degli anni Novanta ma poi sfruttato commercialmente dai tedeschi di Bosch. Anche nel caso della Sb Solar l’auto c’entra, almeno indirettamente. Gli ingegneri di questa azienda fondata da Luigi Spedini e Michele Bonetti, imprenditori da tempo attivi nel campo delle energie sostenibili, in collaborazione con l’Università di Roma hanno progettato delle batterie al litio basate su un particolare procedimento elettrochimico che, prodotte in scala industriale, potrebbero costare un terzo delle batterie tradizionali al litio, rispetto alle quali sono più sicure e più sostenibili, dato che sono totalmente riciclabili. Il loro difetto è che sono pesanti, e questo le tiene lontano dall’affollato filone di ricerca su batterie potenti ma leggere per alimentare le auto elettriche dei prossimi anni.  Batterie come quelle elaborate dalla Sb Solar sono eccellenti sistemi per immagazzinare l’energia in tutti i casi in cui non occorre la mobilità. Per esempio le abitazioni che hanno impianti fotovoltaici, che possono fare scorta di elettricità durante le ore di sole per avere energia durante la notte, o le stesse reti elettriche, che hanno sempre più bisogno di sistemi di storage per conservare l’elettricità prodotta da fonti instabili come sono, per loro natura, il sole e il vento. L’idea è sicuramente ottima, ma quello che manca a Sb Solar è un alleato industriale per svilupparla su larga scala. «Abbiamo speso più o meno mezzo milione di euro per le prime due fasi di sviluppo di questo prodotto: assieme all’Università abbiamo realizzato la batteria a livello di laboratorio e, sempre con la loro supervisione, anche su scala reale – spiega Spedini –. Siamo pronti per la terza fase, ma servono circa quattro milioni di euro per costruire una fabbrica per produrre batterie a costi ridotti e difendere il brevetto nei diversi paesi in cui vorremmo commercializzarlo». Gli imprenditori ne hanno parlato con i principali gruppi italiani dell’energia, che però hanno detto di essere interessati ad avere il prodotto già pronto, e con alcune aziende industriali di media dimensione. L’azienda nei prossimi mesi inizierà missioni industriali in cerca di partner e investitori nei paesi in cui il sostegno alle aziende innovative è concreto. «Presenteremo la nostra idea in Gran Bretagna, dove le spese per ricerca e sviluppo sono completamente detraibili, e negli Stati Uniti, dove il mercato dei venture capital, i fondi che investono per accompagnare le imprese nella loro crescita, funziona davvero – conferma Spedini –. Il tempo stringe, non possiamo aspettare oltre». Così anche per le batteria di Sb Solar si prospetta un futuro simile a quello del common rail, idea italiana diventata un successo straniero.