Economia

Tabacco. Philip Morris adesso investe nei dispositivi contro l'asma

Angela Napoletano giovedì 12 agosto 2021

Il quartier generale di Philip Morris, a Losanna

Dalle sigarette ai farmaci e agli inalatori medici. È la "rivoluzione copernicana" della multinazionale del tabacco Philip Morris che attraverso la controllata Pmi Global Services è a una passo dall'acquisizione di Vectura Group, azienda britannica specializzata nella produzione di medicinali contro l’asma e di supporti per terapie inalatorie.

Philip Morris si è contesa per settimane con il gruppo Carlyle il controllo di Vectura. La partita si è giocata con offerte al rialzo che in tre mesi hanno oscillato tra 136 e 165 pence ad azione. L’esito della scalata ha rischiato di essere deciso per mezzo di una rara procedura d’asta disposta dall’autorità britannica che regola fusioni e acquisizioni ma che è saltata all’ultimo minuto quando, martedì sera, il fondo statunitense di private equity si è ritirato dalla gara fissando a 155 pence il valore massimo disposto a pagare per ogni titolo. L’ultima offerta di Philip Morris è invece di 165 pence, per un totale di 1,1 miliardi di sterline.La cifra ha convinto Vectura, il cui consiglio di amministrazione questa mattina ha accettato l'offerta all'unanimità. La società ha sede a Chippenham, a ovest di Londra, ed è un "gioiellino" da 191 milioni di sterline di ricavi nel 2020 (circa 222 milioni di euro).

Per Philip Morris è un investimento economicamente importante. Significativo, in particolare, perché diretto ad acquisire una realtà che propone, tra i tanti servizi, anche soluzioni di cura per i problemi causati dal fumo. L’interesse certifica la determinazione a impostare una strategia di vendita a lungo termine non più centrata sui tradizionali prodotti a base di nicotina ma su vaporizzatori e sigarette elettroniche, prodotti proposti al mercato come soluzioni più rispettose dell’ambiente e, soprattutto, meno dannose per la salute perché non basate sulla combustione ma sul riscaldamento del tabacco attraverso il vapore.

A luglio, va ricordato, il presidente della multinazionale, Jacek Olczak, ha annunciato dalle colonne del Mail on Sunday, che Philip Morris potrebbe porre fine alla vendita delle sigarette nel Regno Unito nei prossimi dieci anni. Obiettivo allineato all’impegno del governo di portare il numero dei fumatori inglesi prossimo allo zero entro il 2030. La mossa di Philip Morris su Vectura segue l’acquisizione, avvenuta il mese scorso, della danese Fertin Pharma, società specializzata in produzione di integratori alimentari, e, ancor più di recente, della californiana OtiTopic, impresa che sviluppa farmaci da assumere per via aerea come la cosiddetta aspirina inalabile per gli attacchi di cuore. Le manovre si collocano nell’ambito del piano con cui la società punta a generare entro il 2025 almeno un miliardo di dollari di fatturato da prodotti senza tabacco.

La sfida con il fondo Carlyle non è passata tuttavia inosservata nel mondo dell’associazionismo britannico impegnato nella lotta contro il fumo e, più in generale, contro il cancro. «Non è etico – ha sottolineato Malcolm Clark, impiegato del Cancer Research UK – che "Big tobacco" possa trarre profitto dal trattamento di malattie diffuse proprio a causa dei suoi prodotti». Ai piani alti di Vectura, che collabora con aziende del calibro di Novartis e GSK e lavora anche a soluzioni di cura per il Covid-19, non sono mancate perplessità sull’appropriatezza di un eventuale passaggio a Philip Morris. Il problema non è solo etico: il fondo Carlyle ribadiva di aver presentato un’offerta «piena e giusta» sottolineando, piuttosto, che gli effetti di un progetto imprenditoriale votato alla salute ma condiviso con 'big tobacco" potrebbero essere dannosi anche in termini di guadagni.