Economia

Il nuovo Welfare. Servizi alla persona, rivoluzione voucher

Luca Mazza giovedì 17 luglio 2014
Come sostengono alcuni degli ideatori, più che un «voucher», lo si potrebbe definire un «buono». In effetti, con il secondo termine, forse sarebbero immediatamente intuibili i benefici derivanti dall’introduzione di un nuovo strumento per i servizi alla persona e alla famiglia.Il tema generale è quello della costruzione del "secondo Welfare". Cioè di un sistema moderno in cui si superi la dicotomia pubblico-privato e si vada verso un’integrazione virtuosa in grado di rispondere ai bisogni della comunità. E uno dei pilastri del nuovo Stato sociale potrebbe essere – appunto – il voucher universale. Di cosa si tratta? Sarebbe un meccanismo innovativo per acquistare servizi di cura per bambini, anziani o disabili o per retribuire i collaboratori domestici. L’istituzionalizzazione di tale novità è contenuta in un disegno di legge depositato un mese fa sia alla Camera dei deputati sia al Senato e firmato da 17 parlamentari di diversi schieramenti.Ieri, in occasione di un convegno di studio organizzato a Roma dall’Istituto Luigi Sturzo (che è tra i principali promotori del provvedimento), sono stati analizzati gli impatti economici, occupazionali e sociali che si otterrebbero con il varo della misura. Sono quattro i vantaggi fondamentali: lotta all’evasione fiscale, emersione di un settore quasi totalmente fondato sul lavoro nero, più occupazione (soprattutto femminile) e un welfare aziendale sviluppato e allargato anche alle Pmi.Numeri e stime aiutano a capire meglio le proporzioni del miglioramento. Un’indagine del Censis prevede che, a distanza di 5 anni dall’entrata in vigore della legge, si potrebbero generare almeno 315mila nuovi posti di lavoro, oltre all’emersione di altre 326mila persone attualmente impiegate in nero. Il voucher, inoltre, sarebbe d’aiuto al 56,4% delle famiglie che oggi si fanno carico direttamente del problema con un esborso che incide in media per il 30 per cento sul reddito complessivo del nucleo. «Parliamo di una proposta che riguarda la vita di ogni giorno di due milioni di persone», ricordano Giuseppe Sangiorgi e Roberto Mazzotta, rispettivamente segretario generale e presidente dell’Istituto Sturzo.Tutto ciò, a fronte di un investimento pubblico che si calcola possa rientrare quasi immediatamente. Il costo per lo Stato, infatti, per il primo anno, ammonterebbe a 1,2 miliardi di euro. Ma al netto degli effetti positivi diretti e indiretti il saldo sarebbe negativo solo di 270 milioni. Sempre nel primo anno, ci si attende la regolarizzazione di 100mila badanti e la creazione di oltre 50mila nuovi posti.Il governo guarda con «massima attenzione all’iniziativa». Ad annunciare la posizione dell’esecutivo è Luigi Bobba. «Si tratta di un provvedimento che, oltre all’aumento dei livelli occupazionali, consentirebbe di far uscire dalle posizioni nere o grigie più di 300mila lavoratori, per cui non possiamo che essere favorevoli e sostenere un’approvazione rapida di tale norma», spiega il sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.A sottolineare l’importanza del progetto sono anche i parlamentari che hanno contribuito all’elaborazione del testo. Secondo Carlo Dell’Aringa (Pd), primo firmatario a Montecitorio, «in questo modo si favorirebbe anche la conciliazione lavoro-famiglia». Mentre Federica Chiavaroli (Nuovo Centrodestra) evidenzia la grande opportunità «di monitorare e riqualificare il sistema dell’assistenza».