Economia

Politica. Il futuro del Pd sempre più frammentato

Roberta d’Angelo lunedì 17 settembre 2018

E si arriva alle cene e contro-cene. E alle 22 passate Carlo Calenda prende atto e cancella l’invito a casa sua, rivolto a Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti: «Errore mio. Ho provato a fare una cosa che ritenevo giusta ma è stata letta in modo totalmente diverso, in questo contesto è inutile e dannosa». Nel Pd in fibrillazione succede un po’ di tutto. Un "forse" e un "no, grazie" minao l’appuntamento conviviale a quattro: Renzi avrebbe declinato l’invito, che Gentiloni aveva accettato senza troppo entusiasmo. E la scelta come quarto invitato di Minniti, non il segretario Maurizio Martina, rischia di alimentare i malumori, di cui in molti non avvertono il bisogno. L’idea era quella di cercare un candidato forte di area renziana da contrapporre al concorrente attualmente unico: Nicola Zingaretti che, intanto, ha già prenotato in trattoria.

Il governatore del Lazio diffonde la notizia di un suo incontro conviviale proprio mentre l’ex ministro distribuisce gli inviti via web. E sembra proprio una risposta alla cena dell’establishment. Con il presidente del Lazio mangeranno un operaio, un imprenditore del sud, una studentessa e un professore, un amministratore impegnato nella legalità, un professionista e un rappresentante di una associazione solidale.

Ma la guerra del desco non piace al segretario dem, che taglia corto e annuncia che le primarie si terranno a gennaio. Una anticipazione che dovrebbe mettere fine alle dichiarazioni in libertà e che preoccupa proprio i renziani, ancora senza un candidato di spicco. «Io penso alla manifestazione nazionale di domenica 30 settembre in piazza del Popolo a Roma – dice Martina, ricordando di aver cenato a Genova con gli sfollati e di esser stato ieri ai cancelli di Amazon, a Piacenza – e chiedo a tutti di dare una mano perché non è il momento di polemiche tra noi. È la nostra gente che chiede unità prima di tutto».

Per Calenda, però, l’invito conviviale non era da considerare una mossa polemica: «La cena è una non notizia. Persone che hanno lavorato con passione per il Paese tornano a scambiarsi idee sul futuro dei progressisti, è una cosa normale. Invece oggi il Pd è una gigantesca confusione, con tutti contro tutti. Non si può andare avanti così», dice l’ex titolare dello Sviluppo economico, che però esclude che la cena di Zingaretti fosse la risposta a quella con gli ex colleghi di governo, poi annullata.

Anche Renzi, però, era per evitare nuove tensioni. «Penso sia importante che il Pd non riprenda la consueta polemica interna. L’ho detto ovunque, l’ho scritto. A forza di fuoco amico si ammazza qualunque leadership», ha commentato. E nella e-news dalla Cina si è soffermato sulle frequenti critiche al suo «caratteraccio»: «Io vorrei critiche o rilievi sui risultati del nostro governo e magari anche qualche comparazione con quelli di adesso invece che critiche sul mio carattere».

Davanti al fiorire di menù, però, il dibattito si è inasprito ancora. «Se la casa brucia, anche un panino può bastare per rimettersi in piedi. Tutto il resto è fuffa inutile e dannosa», scrive Andrea Romano su Democratica. E dalla corrente di Emiliano, Francesco Boccia ammonisce: «Evitiamo di apparire ridicoli. Serve un congresso immediato».