Economia

Lavoro. Nuove sfide per gli over 55: passare la propria esperienza ai giovani

Elisa Campisi lunedì 24 ottobre 2022

Dai circa 1,8 milioni del 2000 ai 4,7 milioni del 2021. In Italia un occupato su cinque è over 55. Solo negli ultimi 10 anni i lavoratori cinquantenni sono aumentati di quasi 2,7 milioni e la tendenza non si arresterà. Già nel secondo trimestre del 2022 gli occupati di questa fascia d’età hanno raggiunto i 4,8 milioni, mentre quelli tra i 25 e i 34 anni sono fermi a 4,1 milioni. In una popolazione sempre più anziana ad allungarsi è anche la vita lavorativa e attiva di ciascun cittadino. Le conseguenze più allarmanti si vedono soprattutto in alcuni settori. Nelle amministrazioni pubbliche, per esempio, oggi l’età media dei dipendenti è di quasi 50 anni. Stessa situazione per il corpo insegnante, categoria in cui più di un docente su due rientra in questa categoria. Secondo gli ultimi dati Oms, poi, anche negli ospedali italiani i medici over 55 sono il 56,4% del totale, mentre la media europea è del 30,1%.

L’aumento dell’età pensionabile pone certamente nuove sfide per il mercato del lavoro. Nel Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) adottato dall’Italia questi lavoratori vengono definiti “fragili e vulnerabili” e saranno interessati da interventi di sostegno per favorire la loro occupazione, anche attraverso la riqualificazione delle competenze. Il dibattito sul tema è solo all’inizio. Tra le strategie ipotizzate c’è, per esempio, quella di agevolare il part-time per queste fasce d’età e il passaggio del prezioso know how tra senior e giovani.

Secondo Intoo, la società di Gi Group Holding che dà consulenze sull’employability (occupabilità) a supporto della continuità professionale, diventare un mentore per figure junior o per il successore nel ruolo identificato con il giusto anticipo, è sicuramente una possibilità che si potrebbe coltivare negli ultimi anni di carriera. Queste nuove forme di lavoro prima della pensione , inoltre, favorirebbero lo scambio di competenze fra generazioni: da una parte i più anziani condividerebbero la propria esperienza, dall’altra i neo-assunti li aiuterebbero ad acquisire competenze in ambito digitale.

Più in generale, servirebbe ripensare questa stagione lavorativa tenendo conto di una maggiore flessibilità non solo in uscita, come sostiene per esempio la Cgil, ma anche nell’accompagnare le persone fino al momento della pensione. Mappando le loro competenze, anche quelle acquisite fuori dall’ambito lavorativo, i dipendenti over 55 potrebbero occuparsi di progetti legati per esempio al welfare e alla sostenibilità oppure lavorare su business nascenti all’interno della stessa azienda. Un’altra strategia, di cui beneficerebbero sia i lavoratori in termini di soddisfazione che le aziende per competitività, è quella della mobilità interna. Secondo Intoo, un impiegato potrebbe così cambiare incarico, mansione o area di lavoro in base alle sue competenze, cosa che rientra nei desideri di molti dipendenti.

Favorire lo sviluppo delle diverse skill (abilità) potrebbe dare ai lavoratori che per qualche motivo finiscono in uscita forzata dal mercato maggiori possibilità di rientrarvi. Aspetto non secondario in un Paese con un tasso di disoccupazione al 7,8%.