Economia

L'iniziativa. Risanare i conti pubblici spiegandoli agli italiani

Pietro Saccò venerdì 3 novembre 2017

Euro sotto la lente di ingrandimento (https://flic.kr/p/9VDGEN)

Dei tanti commissari alla revisione della spesa che l’Italia ha conosciuto in questi anni, Carlo Cottarelli è stato, assieme al professore bocconiano Roberto Perotti che ha ereditato il suo incarico e come lui lo ha lasciato in breve tempo, il meno “politico”. Nel senso che l’obiettivo della spending review per come la intendeva il funzionario del Fondo monetario internazionale non era quello di trovare risparmi per finanziare altre spese, ma quello di rimettere in sesto, per quanto possibile, i conti pubblici italiani. Un approccio risultato perdente, come conferma il fatto che in questi anni il rapporto tra debito pubblica e Pil abbia continuato la sua ascesa e come dimostrano le promesse della campagna elettorale appena iniziata: abbandonare il contenimento del deficit promesso all’Europa è uno dei pochi punti che accomuna i programmi dei principali partiti.

«Pare che il problema del debito pubblico e delle compatibilità finanziarie sia stato completamente rimosso, come se non avessimo appena affrontato una crisi gravissima in parte indotta proprio dalla nostra incapacità di controllare le finanze pubbliche negli anni buoni. Il paese sembra incapace di imparare dall’esperienza; passa da una crisi all’altra sempre ripetendo i medesimi errori» avvertiva ieri Massimo Bordignon, direttore del Dipartimento di Economia e finanza dell’Università Cattolica di Milano presentando l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, nuova creatura nata proprio dalla collaborazione tra l’ateneo e Cottarelli, oggi tornato al suo ruolo di alto funzionario del Fmi.

L’Osservatorio diretto da Cottarelli e finanziato da un gruppo di grandi imprese (Intesa Sanpaolo, Deutsche Bank, Banca Passadore, Pirelli, Fondazione Arvedi, Fondazione Marche, Oliver Wyman e Arca) pubblicherà regolarmente analisi e dati aggiornati sulla finanza pubblica italiana , nella speranza di alzare il livello del dibattito nazionale sui conti dello Stato. Avrà quattro obiettivi principali: la riduzione del rapporto tra debito e Pil, una gestione efficiente della spesa, una riduzione delle tasse compatibile con il risanamento dei conti, una maggiora trasparenza sulla finanza pubblica.

Parlando direttamente ai cittadini, con toni divulgativi, perché se i conti dell’Italia sono quelli che sono è anche colpa loro, o meglio: della loro scarsa sensibilità sull’importanza di avere un bilancio pubblico meno problematico. «Spesso si incolpano i politici, chi sta al governo, del mal funzionamento del settore pubblico. Ma, in ultima analisi, in una democrazia i governi riflettono la volontà popolare e quindi per cambiare le cose occorre cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ai danni che un settore pubblico squilibrato finanziariamente e poco efficiente causa a tutti noi» ha spiegato Cottarelli.

Come dire: se non si riesce a cambiare il sistema dal di dentro per le troppe resistenze di una politica abituata a guadagnare popolarità con la spesa pubblica, ci si può provare “da fuori”, sensibilizzando quegli elettori a cui la politica deve rispondere.