Economia

Dalla Coldiretti un premio all’innovazione in agricoltura. Gli Oscar? Son diventati verdi

Andrea Zaghi sabato 15 novembre 2014
In tempi grami i lavori "verdi" hanno un gran successo. È l’effetto positivo della crescita della cosiddetta green economy, ma anche del tirarsi su le maniche per riuscire ad arrivare alla fine del mese, oppure della voglia di trovare qualcosa di diverso e più entusiasmante rispetto al lavoro in fabbrica (che spesso non c’è), e a quello in ufficio (che spesso è altrettanto a rischio). Per capire meglio, basta guardare ai numeri e ai risultati messi in fila dalla Coldiretti con l’iniziativa Oscar Green che ieri ha festeggiato l’edizione 2014. L’Oscar Green altro non è che un premio per l’innovazione dedicato ai giovani e all’agricoltura. «I nostri giovani incarnano le potenzialità e la forza del nostro territorio – dice Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti (anche lui giovane) –, un tessuto produttivo ricco, capillare, che coinvolge milioni di uomini e che per le sue caratteristiche rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee». A dimostrarlo, appunto, sono numeri ed esempi.Questi ultimi arrivano proprio dall’Oscar Green 2014 che fra i vincitori annovera chi ha inventato la prima chips di pane leggera, croccante e ai mille sapori, a chi ha sperimentato con successo un prodigioso energizzante riscoprendo un’antica ricetta Maya. Da chi ha testato la stravagante coltivazione di microalghe molto apprezzate in cosmetica e in ambito salutistico e anche in agricoltura come fertilizzanti naturali, a chi ha avviato un virtuoso progetto di biomonitoraggio ambientale utilizzando le proprie api come vere e proprie centraline antinquinamento nella Terra dei fuochi. Fino a chi ha avuto la brillante idea di produrre la prima caramella contadina a base di vera frutta. E poi, ancora, chi ha inventato la coltivazione di fragole "volanti".Poi ci sono i numeri e i problemi, ma anche le occasioni di riscatto. Si scopre così che non solo una azienda su tre è nata negli ultimi dieci anni, ma che dalla vendita o dall’affitto dei terreni agricoli pubblici possono nascere oltre diecimila nuove imprese agricole condotte da giovani. Sarebbero questi gli effetti del protocollo d’intesa appena firmato dalla Conferenza delle Regioni, dal ministero delle Politiche Agricole, dall’Ismea, dall’Anci e sall’Agenzia del Demanio che prevede la cessione ai giovani dei terreni agricoli che fanno capo a regioni ed enti locali. Si tratterebbe di oltre 140mila ettari agricoli per un valore stimato pari a 2,8 miliardi di euro circa. Una mossa, questa, che farebbe nascere nuove aziende e toglierebbe agli enti locali – senza soldi –, pesanti oneri di gestione. Il programma di dismissione è già in atto, ma solo per 500 ettari.Ma perché partire proprio dalla terra? «La disponibilità di terra – spiega la delegata di Coldiretti Giovani Impresa, Maria Letizia Gardoni – è il principale ostacolo alla nascita di nuove imprese agricole e il 50% delle imprese agricole già esistenti condotte da giovani ha bisogno di disponibilità di terra in affitto o acquisizione». Il fatto è che nel nostro Paese il costo di un ettaro di buona terra agricola ha superato i 20mila euro, un valore superiore a quello di Germania e Francia. E spesso le cifre che servono sono da capogiro per le giovani leve agricole nostrane. Che per questo guardano speranzose non solo alle banche, ma anche alle nuove attività.