Economia

La crisi di Atene. L'Europa non trova i soldi per il prestito ponte alla Grecia

Giovanni Maria Del Re mercoledì 15 luglio 2015
Fatta l’intesa preliminare sul negoziato sul terzo programma di aiuti alla Grecia, adesso è l’ora della suspense per il prestito ponte per consentire ad Atene di affrontare le immediate scadenze finanziarie. «Occorre trovare la soluzione migliore al più presto» ha avvertito il vicepresidente per l’euro della Commissione Europea Valdis Dombrovskis . Lunedì la Grecia ha 'bucato' una rata da 450 milioni di euro, lunedì scorso, con il Fmi, con il quale ha ora un arretrato di 2 miliardi di euro. Lunedì deve ripagare circa 3,5 miliardi di euro alla Bce. In totale, a luglio, ha scadenze di 7 miliardi di euro, per agosto 5 miliardi. Ieri però si era lontani da un’intesa, la discussione, ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, è «piena di trappole e insidie».  La Commissione Europea suggerisce di usare l’Efsm (European Financial Stability Mechanism) un vecchio fondo per la stabilità finanziaria dell’Ue, creato nel 2010 che al momento conta ancora 13,2 miliardi di euro. L’idea, però, ieri sembrava fortemente in salita. L’Efsm è finanziato da tutti e 28 gli Stati, dure proteste hanno espresso la Repubblica Ceca, la Croazia e soprattutto la Gran Bretagna. «Il Regno Unito non è un Paese dell’euro ha tuonato il ministro delle Finanze di Londra George Osborne - l’idea che contribuenti britannici mettano soldi sul tavolo è fuori questione». In realtà basterebbe un voto a maggioranza dei due terzi, ma a chiudere la discussione è stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che ha definito la proposta «non utile all’obiettivo». Il problema è però che Berlino è contraria anche a un’altra delle principali opzioni sul tavolo, il versamento dei profitti ottenuti con titoli greci acquistati dalla Bce durante la crisi del 2011: con i profitti di 2014 e 2015 si arriverebbe a 3,3 miliardi. Troppo pochi, se però si aggiungesse anche un anticipo sul 2016 si quadrerebbe il cerchio. Ci vorrebbe però il via libera degli Stati membri, difficile con il nein tedesco.  Ieri Schäuble parlava della possibilità di usare il bilancio Ue, magari anticipando fondi strutturali previsti per la Grecia per i prossimi anni. La Commissione però avverte che in questioni di bilancio Ue ci vuole un voto sia degli Stati membri, sia del Parlamento Europeo, difficilissimo chiudere l’iter entro lunedì. Resta la possibilità di prestiti bilaterali, ma vari Stati membri, tra cui l’Italia, la Francia e la Germania, hanno già detto di no. Trovare la quadra sarà difficile, soprattutto visto che Berlino non ha una posizione molto costruttiva. «È un problema dei greci, devono trovare loro la soluzione», ha detto Schäuble. Il quale ha ammesso che per molti nel governo tedesco l’idea di una Grexit a tempo proposta dal suo ministero «sarebbe stata la soluzione migliore per la Grecia e il popolo greco ». Un accordo, assicuravano però fonti Ue, si troverà.  Ieri, inoltre, l’agenzia Reuters rivelava uno studio riservato del Fmi, secondo il quale «il drammatico deterioramento della sostenibilità del debito (greco n.d.r.) porta alla necessità di un alleggerimento in una misura molto superiore a quanto considerato finora e proposto dal (fondo salvastati n.d.r.) Esm». Il Fmi sostiene che i creditori dovrebbero concedere alla Grecia un periodo di grazia di 30 anni sui pagamenti degli interessi, o una drastica estensione delle scadenze. Altrimenti, non resta che un drastico taglio del debito subito. Secondo il Financial Times, è il segnale che il Fondo potrebbe sfilarsi dal nuovo salvataggio di Atene.