Economia

Intervista. Guzzetti: oltre il Pil c'è la risorsa del Terzo Settore

Massimo Iondini giovedì 19 febbraio 2015
La scure del fisco che l’anno scorso si è abbattuta sulle Fondazioni di origine bancaria sta facendo vacillare l’entità dei finanziamenti per una miriade di progetti a sfondo sociale. Si è infatti temuto di dover assistere a pesanti tagli ad aiuti e sostegni. Tra le Fondazioni come tutte colpite c’è anche la Cariplo, che proprio in questi giorni sta presentando la propria attività filantropica del 2015.  Con un budget che per fortuna è rimasto illeso. Un salvataggio in corner «frutto dell’ottima performance dei rendimenti del patrimonio – dice il presidente Giuseppe Guzzetti –, che ha consentito di ammortizzare l’effetto della scure fiscale che nel 2014 ha inferto un doppio duro colpo sulle rendite della fondazione, utilizzate per svolgere la nostra attività filantropica». Così, alla fine, i soldi sono saltati fuori anche quest’anno, ridando fiato e vigore alle tante organizzazioni del Terzo Settore che operano per la comunità. «La nostra attività filantropica – annuncia il numero uno della Fondazione Cariplo nonché presidente dell’Acri, l’Associazione delle Fondazioni e Casse di Risparmio – può prendere finalmente il via con la conferma del budget di 150 milioni di euro. Certo, avremmo potuto fare di più. Ma è già tanto aver scongiurato un taglio di circa 25 milioni».  A mettere a rischio la piena attività annuale delle Fondazioni di origine bancaria era stato dapprima il provvedimento dello scorso luglio che aveva aumentato dal 20% al 26% l’aliquota del prelievo sulle rendite. Quindi il secondo colpo di maglio lo scorso dicembre, che ha portato la base imponibile sui dividendi da tassare dal 5 al 77%. Risultato? Per la Fondazione Cariplo (che ha un patrimonio di oltre otto miliardi e 60 milioni di euro) un incremento delle tasse, in pochi mesi, di 25 milioni. Un effetto negativo neutralizzato però dall’ottimo rendimento netto degli investimenti, che è stato del 18,28%.  «Senza questa ulteriore tassazione, in un anno così difficile per tutti – aggiunge Guzzetti –, probabilmente avremmo potuto fare ancora di più, portando sostegno alle attività verso il sociale, la cultura e l’ambiente fino a circa 175 milioni di euro. Comunque manterremo fermi gli obiettivi, concentrandoci sui giovani (educazione, formazione del capitale umano e occupazione), sul Welfare di comunità e sul benessere della persona, fisico, sociale e ambientale, con particolare riguardo alle persone anziane e fragili».  E proprio a sostegno del Welfare di comunità la Fondazione Cariplo (premiata nel 2014 come Investitore dell’anno dal Forum per la Finanza sostenibile) ha appena deliberato lo stanziamento di 10 milioni di euro per sette importanti progetti al via in Lombardia. Vinta la selezione della prima edizione del bando Welfare di comunità e innovazione sociale (questa settimana è stato frattanto lanciato e presentato in streaming dalla Fondazione Cariplo il bando della seconda edizione, insieme a quelli delle altre aree di intervento: Ambiente, Arte e cultura e Ricerca scientifica), i sette progetti si svilupperanno nel triennio 2015-2017 tra le Alpi e il Po, con la provincia di Milano a farla da padrona con ben tre iniziative socio-assistenziali. «Stiamo facendo innovazione sociale, un’azione che ha una grandissima importanza – dice Guzzetti –. Un concetto che va ben oltre il classico valore economico delle attività che svolgiamo o che sosteniamo. È una sorta di nuovo Pil alimentato dal Terzo Settore, capace di innescare cambiamenti radicali, che ha un valore di cui le nostre comunità si rendono conto sempre più. È stato così per l’housing sociale, una rivoluzione nel concetto di abitare insieme, in comunità che condividono spazi e servizi. E sarà così per il Welfare di comunità, che abbiamo appena lanciato».  Sette progetti che vanno dall’aiuto alle famiglie bisognose all’integrazione sociale, dalle nuove povertà al sostegno scolastico. Comunità possibile, possibilità per crescere è per esempio il nome del progetto che interesserà 13 comuni della zona di Magenta, nel Milanese. Al centro la fatica che le famiglie con figli fino ai 12 anni di età fanno per far fronte a tutte le sfide che l’essere genitore comporta. Il progetto prevede la realizzazione di spazi educativi per figli e genitori, attività ricreative ed educative in particolare durante l’estate e i periodi di chiusura delle scuole, esperienze nuove e diversificate nel post scuola, spazi di accoglienza e di aiuto reciproco tra genitori con figli disabili, ecc. Di povertà economica e sociale in una zona che deve sempre affrontare il fenomeno dello spopolamento si occuperà invece il progetto che riguarderà i quasi 60mila abitanti di 22 comuni della provincia di Sondrio. Dalle Alpi alla Pianura padana con i progetti Wel(l)-Fare Legami (che interesserà 362mila abitanti della provincia di Cremona) e Rigenerare valore sociale per 234mila residenti nel Lodigiano, mentre nel Rhodense prenderà il via Generare capitale sociale che interesserà 9 comuni e 170mila abitanti. C’è poi Living land, in provincia di Lecco, a favore di famiglie gravate da problemi assistenziali e di cura per i propri membri, così come di promozione dele cure domiciliari si occuperò il progetto della città di Milano chiamato Welfare per tutti. Concreti esempi di sussidiarietà, dunque, con l’obiettivo di rispondere in primis alle nuove emergenze sociali, conseguenze anche della perdurante crisi economica che ha ampliato il fronte del bisogno e l’esercito sotterraneo dei nuovi poveri a cui le insufficienti risorse istituzionali non riescono più a dare fattive risposte.  «La risposta alla crisi del nostro Welfare – sottolinea Guzzetti – non potrà che essere collettiva e societaria e, quindi, più propriamente di natura 'politica'. Domanda e offerta di protezione sociale dovranno essere ripensate». Così come deve essere ripensato il concetto di ricchezza di un Paese, per il quale il mero parametro del Pil ha ormai denunciato tutti i propri limiti. E, in perfetta sintonia con il più rispondente e veritiero concetto di Benessere equo e sostenibile, Guzzetti ribadisce «la ricetta dell’Acri a cui ispirare gli interventi nell’area socio-assistenziale, per potenziare risorse umane e professionali sul territorio in una logica di sussidiarietà promuovendo e sostenendo sistemi di governo comunitario». Energie e risorse locali, insomma, affinché il bene comune torni ad avere la necessaria centralità.