Economia

Unioncamere. Oltre 191mila "entrate" programmate a fine anno

lunedì 14 dicembre 2015
 Oltre 191mila le 'entrate' programmate, tra assunzioni in senso stretto e altri tipi di contratto (di somministrazione o di lavoro parasubordinato), con un +10,9% il tasso di crescita destagionalizzato della domanda di lavoro rispetto al quarto trimestre dell'anno scorso. Questi i dati principali forniti dal Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, nell'analisi riguardante le previsioni di assunzione delle imprese dell'industria e dei servizi tra ottobre e dicembre 2015.Secondo l'analisi supera il 30% la quota di assunzioni destinata agli under 30; i contratti a tempo indeterminato raggiungono il 25,4%. E nel Lazio le possibili ricadute economiche del Giubileo sostengono le attese delle imprese, che aumentano di un quarto i posti di lavoro offerti rispetto all'anno passato.Per cogliere il reale andamento dell'occupazione programmata nel settore privato si è provveduto a depurare il dato grezzo delle 191mila entrate previste dagli effetti della stagionalità, particolarmente consistenti nel trimestre di fine anno. Si scopre così che le entrate, già in costante aumento nei mesi scorsi, segnano, tra ottobre e dicembre, il valore più alto degli ultimi 13 trimestri: +10,9% rispetto al quarto trimestre 2014. A tassi ancora maggiori procedono le assunzioni stabili, in aumento del 5,6% su base trimestrale e del 43,9% su base annua, attestandosi al 29,4% delle entrate totali, il valore più alto dell'intera serie storica delle indagini trimestrali di Excelsior.A trainare sono soprattutto le assunzioni a tempo indeterminato, che anche in questo trimestre aumentano del 7,3% (e del 54,7% rispetto allo scorso anno), arrivando al 25,4% delle entrate totali (+7,2 punti l'incremento della quota su base annua). Calano, o rallentano, i contratti di apprendistato e quelli a tempo determinato, mentre, tra i contratti atipici, accelerano gli interinali (sia nell'industria che nei servizi), riprendono un certo vigore quelli con lavoratori a partita Iva (soprattutto nei servizi), mentre continua la tendenza negativa dei contratti di collaborazione.