Economia

Ilva. «Non si pensi soltanto a tagliare. È il tempo della responsabilità»

Luca Mazza martedì 10 ottobre 2017

Mai come adesso è il tempo della responsabilità per l’Ilva ed è limitativo progettare il futuro guardando solo alla riduzione del costo del lavoro. Questa è l’opinione che Antonio Viscomi – professore di diritto del Lavoro all’Università di Catanzaro e attuale vicepresidente della giunta regionale della Calabria – si è fatto in merito agli ultimi sviluppi legati al gigante dell’acciaieria.

La posizione del governo, che ha fatto saltare l’incontro al ministero dello Sviluppo economico, la ritiene corretta?
Da quanto sembra, il ministro Carlo Calenda ha solo chiesto il rispetto degli impegni assunti al tavolo negoziale a luglio. Certo, la trattativa non è semplice, per nessuna delle parti, e la dimensione del conflitto è tale da far tremare le vene ai polsi di chiunque, ma sedersi intorno ad un tavolo mettendo sul piatto esuberi di personale, riduzione delle garanzie giuridiche e ab- battimento economico non è il modo migliore per avviare un negoziato.

Che cosa si può fare di più per far rispettare
i patti?
Se ho capito bene, l’azienda ha detto che l’attuale proposta è solo un punto di partenza. Se così è potrebbe trattarsi di una posizione al ribasso per poter poi aggiustare il tiro in sede negoziale. Tuttavia, la situazione è così drammatica che servirebbe un cambio di logica, adottando fin da subito atteggiamenti responsabili. Questo è il momento in cui un imprenditore dovrebbe sentire forte la responsabilità che grava sulle proprie spalle nei confronti della comunità. Più che gli incentivi economici dovrebbero operare altri incentivi e, in primo luogo, il grande senso di responsabilità nel tempo e più volte dimostrato dagli imprenditori italiani.

Alla luce della situazione attuale pesano più errori aziendali o quelli della politica
degli ultimi anni?
Porrei la questione in termini diversi: senza capacità di innovazione nelle politiche pubbliche e nelle strategie aziendali è impossibile anche solo immaginare una qualche possibilità di sviluppo competitivo. Spesso ci sentiamo più sicuri se guardiamo al passato, ma in questo modo perdiamo la strada per il futuro.

Esuberi e contratti azzerati: è possibile trovare un punto di equilibrio? Qual è il rischio?

Il punto di equilibrio può essere trovato soltanto al tavolo negoziale. Non è certo la prima volta che situazioni di crisi chiedono una ridefinizione delle garanzie economiche e giuridiche, ma non è pensabile che queste siano affermate unilateralmente dall’azienda quasi come se fossero una precondizione ineludibile.

Andando contro nuovi proprietari, però, non si rischia di sprecare quella che sembra essere l’ultima opportunità di rilancio
per l’Ilva?
Può essere. Ma la sfida, anche per il nuovo assetto proprietario, dovrebbe essere quella di generare valore dalla nuova realtà imprenditoriale. Per raggiungere questo risultato, tuttavia, bisogna saper legare in una strategia globale investimenti, innovazione, riqualificazione, razionalizzazione organizzativa e altre cose ancora. Guardare solo alla riduzione del costo del lavoro è una scelta di corto respiro.