Economia

Non profit. La manovra dimentica il Terzo Settore, «servizi fondamentali a rischio»

Luca Mazza sabato 31 dicembre 2022

C’è un’assenza pesante nella manovra appena varata ed è quella del Terzo Settore. Il mondo del Non profit - che in base agli ultimi dati conta oltre 360mila associazioni, circa 900mila impiegati e quasi 6 milioni di volontari – lamenta mancanza di attenzione, di ascolto e di considerazione da parte del governo nella stesura della legge di Bilancio. Gli unici enti a ricevere qualche fondo, sono quelli che gestiscono servizi sociosanitari, per gli altri non è stato stanziato neanche un euro.

Di fatto, l’aver escluso dai sostegni per far fronte ai rincari energetici migliaia di organizzazioni di volontariato e che si occupano di welfare, di educazione o di promozione culturale sul territorio - che rappresentano il collante di solidarietà che tiene coeso il Paese - rischia di scatenare nei prossimi mesi danni notevoli al benessere delle nostre comunità, soprattutto a discapito dei soggetti più fragili.

«È molto preoccupante che in un periodo di crisi socio-economica come quello che stiamo attraversando, siano “dimenticate” proprio quelle realtà non profit attive nel ridurne le conseguenze negative, ricucire le ferite del tessuto sociale, produrre ricchezza e coesione – afferma la portavoce del Forum Terzo Settore, Vanessa Pallucchi –. Non sostenere il Terzo settore finisce per penalizzare doppiamente chi nella nostra società ha meno opportunità o vive ai margini».

Eppure, nei mesi scorsi, dal Non profit erano partiti appelli chiari ed erano state formulate proposte concrete di intervento ai ministeri più coinvolti nella stesura della finanziaria. Il risultato è stato un nulla di fatto. «L'allarme contro il caro-bollette, in particolare – prosegue Pallucchi – è stato lanciato diverso tempo fa, ma è rimasto inascoltato: senza gli aiuti necessari, che sono stati previsti per tutti tranne che per il Terzo settore, migliaia di associazioni e organizzazioni di volontariato rischieranno di chiudere i battenti o di lasciare privi di servizi fondamentali giovani, anziani o persone con disabilità a rischio esclusione sociale, così come tutti i cittadini che trovano nelle attività svolte dalle realtà sociali la principale alternativa alla solitudine o alla povertà».

Pallucchi racconta di continue segnalazioni di difficoltà crescenti che arrivano dal territorio. «Una Rsa con 120 posti letto ci ha riferito di aver avuto un incremento annuo in bolletta di 400mila euro e una realtà sportiva che gestisce una piscina ha visto nell’ultimo anno quadruplicare i costi energetici – racconta la portavoce del Forum -. È evidente che così non si può andare avanti. Chi offre servizi agli anziani, gestisce centri culturali o svolge attività di educazione e socializzazione per i bambini paga le bollette esattamente come tutte le altre imprese o famiglie: perché il trattamento è diverso?».

La nuova richiesta avanzata all’esecutivo, allora, è quella di rimediare urgentemente a questa dimenticanza per evitare chiusure e conseguenze pesanti nelle nostre comunità. «Ci auguriamo vivamente che la grave mancanza in questa manovra sia colmata nel primo provvedimento utile, e che l'attenzione dichiarata da questo Governo verso il Terzo settore venga presto dimostrata nei fatti», afferma Pallucchi. A proposito di lacune e ritardi, si ricorda alla politica anche l’importanza di prevedere semplificazioni per gli enti del Terzo Settore, in particolar modo indirizzate agli enti minori, che non hanno oneri a carico dello Stato.