Economia

Scenari. La mobilità del futuro? Funzionerà con tre zeri

Alberto Caprotti martedì 21 marzo 2017

La Volkswagen Sedric, senza volante e senza pedali: uno dei prototipi di auto a guida autonoma più evoluti

Prevedere il futuro, come ama dire Mike Robinson – uno dei più grandi designer dell'automobile contemporanei – è come guidare nella nebbia: più guardi lontano e meno vedi. Soprattutto se il tema è
la mobilità e il rapporto che avrà chi si sposta con le città di domani. Esistono però persone che credono fermamente nelle loro visioni, e le sanno spiegare molto bene. Anche perchè hanno titoli per farlo. Così quando qualcuno prefigura un futuro molto vicino fatto di «zero incidenti, zero emissioni
e zero proprietà
», vale la pena di capire come la grande utopia potrebbe concretizzarsi.


La soluzione, si dice, è l'auto autonoma. «Già oggi noi voliamo su aerei che funzionano con il pilota automatico per gran parte del tempo, viaggiamo su treni senza macchinisti e magari nemmeno lo sappiamo. Ci fideremo anche dei robot su strada? Io credo di sì: entro il 2020, quasi il 100% dei veicoli nuovi venduti avranno delle forme di automatismo. Il sogno per molti è un'auto sportiva su una strada libera, e ce la godremo ancora, come oggi andiamo ancora a cavallo nel tempo libero. Ma la realtà
è che le nostre città stanno crescendo a ritmo intensissimo e la necessità di ottimizzare spazio e tempo ci spinge verso forme di condivisione sempre più diffuse...».


Lukas Neckermann è managing director della Neckermann Strategic Advisors, società di consulenza con sede a Londra specializzata nell'analisi dei trend della mobilità e del loro impatti. Oggi è conosciuto
soprattutto per il suo libro "The mobility revolution", nel quale tratteggia gli stravolgimenti che interessano la mobilità e che sintetizza nella formula dei tre zero: appunto zero emissioni, zero incidenti e zero proprietà. Una rivoluzione destinata a superare i confini dell'industria automobilistica e a coinvolgere la struttura urbana, le costruzioni e la logistica, fino alle più piccole realtà di quartiere.


L'analisi di Neckermann parte dal contesto urbano: «Il 74% degli europei e l'82% degli americani vive nelle grandi conurbazioni. Le auto inquinano, le nostre città e i nostri polmoni ne risentono - dice lo studioso -. Ogni anno 5,5 milioni di persone muoiono per l'esposizione all'inquinamento, 9.500 nei soli quartieri del centro di Londra. Il futuro è a zero emissioni non è un'ipotesi ma una necessità. Il mercato è pronto: nel 2020 il costo medio delle batterie sarà più basso del 63% rispetto al 2015, il loro peso dimezzato e la loro capacità cresciuta del 50%». L'automobile nelle condizioni attuali, secondo Neckermann comunque «è un impiccio, e la guida non è più un piacere nel traffico urbano».

Ed ecco gli "zero incidenti", miracolo possibile delle auto a guida autonoma: «Ogni anno nel mondo ci sono 1,2 milioni di morti in seguito a incidenti. E dobbiamo rassegnarci all'evidenza: la colpa è sempre di chi guida. I robot invece hanno un'incidentalità inferiore alla nostra. E la guida autonoma non è una follia. L'esempio di Tesla è lampante: negli Stati Uniti è l'auto più venduta del suo segmento. Ma la guida autonoma è già una realtà ben collaudata sia nei mezzi pesanti sia in quelli agricoli. Non a caso la John Deere, che produce trattori, è il più grande fornitore mondiale di veicoli a guida autonoma».

L'auto, secondo Neckermann, è pronta al grande passo: «Le vetture che guidiamo tutti i giorni hanno già a bordo l'hardware per supportare la guida autonoma. Con un software di bordo, gli incidenti saranno dimezzati entro il 2030 e quasi azzerati nel 2040. I dispositivi elettronici diventano delle commodity in tempi rapidissimi. Pensiamo all'airbag: ha impiegato 45 anni prima di diventare un componente di serie. Secondo
gli ultimi studi invece, il sistema di frenata di emergenza automatico impiegherà meno di 10 anni dalla sua introduzione prima di essere un dispositivo comune a tutte le auto».


Il terzo "zero" invece, quello relativo alla proprietà, non è di natura tecnica ma solamente sociale. «Già oggi per i giovani, il logo sul volante non è importante. Ma è importante il logo del servizio di mobilità che scelgono sul loro smartphone. Secondo le statistiche, il 40% dei millennials ha già rinunciato all'auto di proprietà, che viene vissuta come un ostacolo alla mobilità», dice Neckermann. Che cita il sorpasso
di Uber ai danni del trasporto taxi tradizionale come elemento di rottura rispetto a ieri: «Siamo passati dal paradigma "possiedo un'auto e me la guido da solo" al "non ho un'auto, e Uber mi basta e avanza". Nel 2020-2025 la maggior parte di noi non avrà più la vettura di proprietà e sfrutterà i servizi di mobilità senza autista, almeno nei grossi centri urbani».

Per questo sono i produttori di auto i primi ad essere interessati a cambiare: «Saranno sempre più mobility provider e si sfideranno con i giganti dell'informatica come Google, il cinese Baidu, i produttori di mappe online. Se non colgono al volo l'occasione e continueranno a produrre solo automobili ignorando il cambiamento, le aziende automobilistiche sono destinate a fallire».