Economia

Finanza. Sondaggio o meno, Musk ha bisogno di soldi per pagare le tasse

Pietro Saccò lunedì 8 novembre 2021

Elon Musk, 50 anni

Il fisco americano sta per presentare un conto gigantesco a Elon Musk, il proprietario di Tesla. «Ultimamente si parla molto di guadagni non realizzati come mezzo di elusione fiscale, quindi propongo di vendere il 10% delle mie azioni Tesla. Siete d’accordo?» ha chiesto sabato Musk con un sondaggio rivolto ai suoi 62,8 milioni di follower su Twitter, dove da qualche giorno si fa chiamare Lorde Edge. Hanno votato 3,5 milioni di utenti: il 57,9% ha risposto che Musk dovrebbe vendere. L’imprenditore ora procederà con la vendita, almeno se vorrà mantenere la parola data: «Mi atterrò ai risultati di questo sondaggio, in qualunque modo andrà» aveva precisato Musk, sempre su Twitter, all’apertura del voto, ricordando anche che non prende compensi liquidi dall’azienda, ma solo azioni.

Tesla ha emesso un miliardo di azioni e Musk ne ha personalmente 170,5 milioni, un pacchetto di titoli che, ai valori di apertura di oggi sul Nasdaq, vale circa 200 miliardi di dollari. Vendendo il 10% delle sue azioni, cioè l’1,7% di Tesla, Musk potrebbe quindi incassare 20 miliardi di dollari. La prospettiva di questa imminente massiccia vendita di azioni Tesla ha provocato qualche problema al titolo a Wall Street: è arrivato a perdere il 7% prima dell'apertura per poi ridurre il calo attorno al 2,5% (da inizio anno c'è stato comunque un rialzo del 65% circa).

Il sondaggio di Musk è in polemica con la proposta di legge, poi ritirata, che il senatore democratico Ron Wyden aveva presentato a ottobre: una tassa sui guadagni finanziari “non realizzati” da americani che hanno redditi annui superiori ai 100 milioni di dollari o titoli il cui valore complessivo supera il miliardo di dollari per tre anni consecutivi. La “Billionaire Income Tax” colpirebbe circa 700 persone e secondo le stime preliminari potrebbe portare allo Stato introiti per 557 miliardi di dollari in 10 anni.

Tesla Model 3 in uscita dalla linea di produzione in Cina, a Shanghai - Reuters

Sarebbe una tassa mai vista. Quasi dovunque i profitti finanziari sono tassati soltanto quando si concretizzano: cioè quando l’investitore vende le azioni o incassa dividendi e cedole. Wyden intende invece tassare i guadagni di Borsa dei più ricchi anche quando i loro profitti sono ancora “sulla carta”.

Per Musk sarebbe un salasso. Ma, al di là della polemica, l'imprenditore che in base all’incredibile valore di Borsa raggiunto da Tesla è oggi l’uomo più ricco del mondo ha comunque bisogno di soldi per pagare le tasse. Andando a vedere i documenti consegnati da Tesla alla Sec (la Consob americana) la Cnbc ha mostrato che Musk nel 2012 ha ottenuto il diritto di acquistare, entro agosto del 2022, 22,8 milioni di azioni Tesla al prezzo di 6,24 dollari ad azione. Cioè lo 0,5% di quanto valgono oggi quei titoli.

Dovesse completare oggi gli acquisti, esercitando queste “stock option”, Musk concretizzerebbe un guadagno di 28 miliardi di dollari. Su questo profitto l’uomo più ricco del mondo dovrebbe però pagare il 37% di tassa sui redditi, il 3,8% di tassa sugli investimenti e il 13,3% di tassa della California, lo Stato in cui è stato residente in questo decennio. Complessivamente il carico fiscale sarebbe del 54,1% e quindi Musk dovrebbe pagare circa 15 miliardi di dollari di tasse. Sondaggio o meno, il visionario fondatore di Tesla dovrà fare cassa in qualche modo.