Economia

LA CRISI DEL MONTE. Mps giù. «Indagini solo sui nuovi manager»

Nicola Pini giovedì 31 gennaio 2013
In una giornata ad altissima tensione in Borsa anche il Montepaschi ha trainato la corsa alle vendite con il titolo in caduta libera fino al -9,46% della chiusura, con scambi pari al 4,5% del capitale. È l’effetto dello scandalo derivati che ha investito la terza banca italiana, ora sotto osservazione anche da Moody’s per un possibile downgrade. Un terremoto che potrebbe ulteriormente allargarsi a un nuovo buco nei conti legato a un’operazione di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare finita male.Intanto, dalla procura di Siena arriva una precisazione sulle indagini: dopo avere parlato di «situazione esplosiva», ieri i magistrati hanno spiegato che l’inchiesta riguarda «esclusivamente il management precedente». Anche la banca è sotto indagine per responsabilità amministrativa. Ma nulla è contestato agli attuali vertici, il presidente Alessandro Profumo e l’ad Fabrizio Viola. Un modo per circoscrivere l’orizzonte dello scandalo e arginare la speculazione, già in allerta per i possibili nuovi sviluppi del caso.E non si spegne la polemica sul piano politico. Il Pd, chiamato in causa per la sua influenza sulla Fondazione che controlla la banca, annuncia azioni legali per bloccare la «macchina del fango» e le «clamorose bugie» diffuse da alcuni giornali «in particolare Libero e Il Giornale».Proprio la Fondazione Mps ha reso note la sue strategie future, confermando l’intenzione di ridurre la quota di capitale della banca in suo possesso, ora al 33,5%, pur non rinunciando a «svolgere il proprio ruolo di azionista istituzionale» e mantenere il legame banca-territorio. Non solo. Per ridurre il debito (già sceso a 350 milioni dal miliardo di un anno fa) l’ente senese annuncia che stringerà i cordoni della borsa riducendo gli stanziamenti a favore del territorio: le nuove erogazioni per il 2013 avranno un tetto massimo di 5 milioni di euro, e potranno anche ridursi a zero se la situazione lo imporrà. La priorità è di ridurre fino all’azzeramento l’esposizione con le banche «al fine di mettere in sicurezza la Fondazione e tutelarne il patrimonio», con la conseguenza che, «in presenza di situazioni di mercato favorevoli ovvero di tensioni di liquidità future», si potranno decide «cessioni di ulteriori pacchetti della partecipazione» nella banca. Si parla di una discesa almeno sotto il 30% ma agli attuali prezzi di Borsa una vendita rapida è difficile. Nel «medio-lungo periodo» l’ente prevede un «percorso graduale di diversificazione del proprio portafoglio».In quanto a nuovi rischi per gli azionisti, secondo quanto anticipato da un settimanale, starebbero emergendo altri possibili buchi nei conti del gruppo bancario. Oltre ai contratti in derivati Alexandria e Santorini, spunta un’altra operazione a rischio: si chiama "Chianti classico" e potrebbe «provocare una perdita fino a 500 milioni»: «Nel novembre del 2010 – scrive Panorama – il Mps realizzò una cartolarizzazione di una parte del patrimonio immobiliare e collocò sul mercato titoli per un valore di 1,5 miliardi. Da questa operazione la banca si aspettava di incassare 450 milioni, ma le condizioni dei mercati hanno trasformato "Chianti classico" in una trappola, come risulta dai verbali dei consigli di amministrazione del 27 novembre e dell’11 dicembre 2012».Sul caso della banca senese ha aperto un fascicolo anche la procura di Trani per l’ipotesi di omessa vigilanza a carico di Bankitalia e della Consob. L’inchiesta è stata avviata dopo un esposto dell’Adusbef.