Economia

GOVERNO. Bruxelles: Ici, «progresso sensibile»

Paolo Viana mercoledì 15 febbraio 2012
C’è il via libera della Commissione europea e c’è quello dei partiti di maggioranza: la decisione del governo di «chiarire ulteriormente e in modo definitivo la questione dell’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali» è stata salutata ieri da un coro di consensi, seppur con qualche suggerimento sotto traccia. Con una costante: per quanto la normativa riguardi tutto il settore non profit, le reazioni del mondo politico si concentrano quasi soltanto sulla Chiesa cattolica, con il rischio, segnalato dagli osservatori più attenti, che la riforma, al di là dell’intento perequativo, finisca col soffocare quelle iniziative non profit che, pur avendo una natura parzialmente commerciale, finora erano esenti perché adempiono a una importante funzione sociale.Ieri mattina, la Commissione europea ha fatto sapere che l’emendamento annunciato dal governo è «un progresso sensibile». Bruxelles auspica una rapida chiusura della procedura di infrazione che pende sull’Italia a causa della legislazione che considera in violazione delle regole del mercato interno. «Ci sembra un progresso sensibile. Speriamo di poter chiudere la procedura di infrazione», ha detto il portavoce del commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia, riservandosi un giudizio definitivo sulla questione in attesa che il governo italiano faccia quanto annunciato.In Italia, intanto, la mossa di Monti è appoggiata dal Pdl: «Se il Governo ha individuato delle norme non punitive nei confronti della Chiesa, le valuteremo con favore» ha detto il segretario Angelino Alfano. «È giusto che gli immobili della Chiesa adibiti a esercizi commerciali paghino l’Ici come tutti altri (ma la Chiesa già paga, ndr. La linea di Monti è ineccepibile» anche per il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. «È apprezzabile l’equilibrio con cui sia il governo che le autorità ecclesiastiche affrontano la questione dell’Ici sugli immobili della Chiesa» ha commentato il vice presidente del Senato Vannino Chiti (Pd). Quest’ultimo, però, ha ammonito anche a «muoversi con responsabilità e in un rapporto diretto tra le due parti». È doveroso, ha aggiunto, «distinguere tra le attività commerciali, per cui è giusto che valgano le regole degli altri esercizi commerciali, e quelle che hanno, nel sociale, una destinazione comunitaria». Significativamente, l’esponente del Pd ha invitato a «non dimenticare che la Chiesa svolge un forte ruolo sociale, trovandosi non solo in prima fila, ma a volte pressoché da sola, penso ad esempio alla Caritas o a comunità come Sant’Egidio, a fronteggiare emergenze di disagio e povertà. Ciò ancor più in un momento in cui il sistema di welfare subisce dure restrizioni».È proprio su questo crinale che permane qualche dubbio: «Bisognerà stare attenti che la nuova normativa non vada intesa in senso punitivo e non finisca per colpire chi cerca di fare del bene» commenta il presidente del Mcl, Carlo Costalli. E Giuseppe Fioroni, deputato Pd si sofferma sul fatto «che il 48% dei bambini che frequentano le scuole materne possono farlo grazie alle scuole paritarie e in prevalenza cattoliche e non profit. È del tutto evidente che se la norma prevede, anche per queste finalità, il pagamento, si mette a rischio l’erogazione del servizio che, come tutti sanno, gode di limitatissimi contributi statali, anche se indispensabile per garantire la fruizione di un diritto costituzionale».Lo stesso ragionamento fanno i deputati Maurizio Lupi e Gabriele Toccafondi del Pdl, Ugo Sposetti e Paola De Micheli del Pd, Gianluca Galletti e Angelo Compagnon dell’Udc: «Perché far pagare l’imposizione sugli immobili a una mensa per poveri o a chi raccoglie vestiti usati o ad una scuola parificata? Si tratta di una negazione del principio di sussidiarietà e per evitarlo siamo pronti a discutere con il governo».Insomma, si attende il testo e intanto si rincorrono le cifre, con qualche confusione. Come quella generata dalle stime Anci, diffuse ieri dalle agenzie di stampa, che valutavano in 600 milioni di euro il mancato gettito dell’esenzione riconosciuta finora alla Chiesa cattolica. Il presidente Delrio ha precisato che ci sono ancora molte incognite e questo valore potrebbe avvicinarsi semmai a 200 milioni.