Economia

LA CRISI. Monti apre lo "scudo": aiuti forse necessari

Eugenio Fatigante mercoledì 1 agosto 2012
In Finlandia, seconda tappa della sua offensiva diplomatica di "guerra" allo spread, Mario Monti aggiunge un altro tassello alla sua costruzione. Nel giorno in cui si riapre una forte tensione con la Germania (nella sua "versione" Bundesbank) e alla vigilia del Consiglio della Bce, il premier sollecita a non ostacolare l’azione di Mario Draghi, confermando che il piano allo studio punta a un’azione congiunta della stessa Bce con i due fondi di salvataggio Efsf-Esm. E porta a casa un successo d’immagine, anche se per la prima volta - contraddicendo il recente passato -, il presidente del Consiglio non esclude più, pur con tutte le cautele, la possibilità che alla fine l’Italia sia costretta a ricorrere all’"arma di sicurezza" del meccanismo per stabilizzare lo spread, concordato dai leader europei nel vertice di fine giugno. Una condizione cui però l’Italia sarebbe costretta proprio dall’ingarbugliata situazione europea, non perché sia da «salvare» la nostra economia. «Gli aiuti potrebbero essere necessari, forse, in relazione alla lentezza con la quale i mercati comprendono gli sforzi compiuti e i risultati raggiunti»: dice così il Professore nella conferenza stampa congiunta a Kerasanta, la residenza vicino al mare del giovane premier Jyrki Katainen, da lui incontrato assieme al ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi. Insomma, più "munizioni" avrà l’ombrello anti-spread più potrà essere efficace; e, dunque, il fondo salva-stati Esm (destinato ad alimentarlo) «a tempo debito» dovrà avere la licenza bancaria, del resto sul tema «le posizioni potranno evolvere nel tempo». È quest’ultimo, ormai, il vero punto di frizione con i banchieri tedeschi, dopo che sulla via più "semplice" del ritorno della Bce all’acquisto dei titoli dei Paesi in difficoltà si sono avute le aperture del cancelliere Merkel e del ministro Schaeuble.Nell’altra capitale (dopo Berlino) del "rigore" europeo, in quella Finlandia che un mese fa per prima aveva minacciato il veto allo scudo appena varato a Bruxelles, quel che più contava però era ricevere un sostegno che sancisse gli sforzi messi in campo dall’Italia. E Katainen lo ha fatto pubblicamente: quando ha detto che «da Monti ho capito che la situazione è ingiusta non solo per noi», ma soprattutto quando ha riconosciuto che per affrontare la crisi dei debiti sovrani ogni capitale deve proseguire le riforme intraprese, ma serve anche una «soluzione europea in grado di calmare l’ondata di panico sui mercati». Perché, ha aggiunto, i livelli degli interessi «sono troppo alti in molti stati non per via della situazione economica, come per esempio in Italia, ma perché i mercati finanziari non stanno valutando i Paesi come dovrebbero». È quella che lo stesso Monti ha definito una strategia del "doppio binario". Dove, però, Katainen non è arretrato davanti a Monti è sui tempi di un eventuale salvataggio: «Se si usasse come scudo il fondo provvisorio Efsf – ha specificato –, la Finlandia chiederà delle garanzie», nel timore di non veder ritornare i soldi prestati; garanzie inutili, invece, nel caso dell’Esm che ha uno status di "creditore privilegiato".L’incontro ha fornito poi al nostro premier lo spunto per richiamare le banche centrali (leggi la tedesca Buba) a non invadere l’indipendenza della Bce. Monti non ha nascosto di non gradire l’ultima uscita della Bundesbank. «Spero che tutti i componenti del sistema europeo e delle banche centrali mostrino lo stesso grado di rispetto per l’indipendenza della Bce che mostrano i governi», ha scandito. Non senza parole di grande apprezzamento per Draghi, per la sua dichiarazione della settimana scorsa «coraggiosa e appropriata». E che ha aperto uno scenario «che è chiaramente nel mandato della Bce», senza alcun travalicamento.