Economia

Intervista. Mirabelli: via i privilegi, ma serve una legge

Angelo Picariello venerdì 8 maggio 2015
«C’è l’assoluta esigenza di intervenire sulla moralizzazione della vita pubblica e sull’onorabilità di chi svolge o ha svolto pubbliche funzioni». Cesare Mirabelli condivide lo spirito e l’obiettivo del provvedimento adottato dagli uffici di presidenza dei due rami del Parlamento. Ma torna a manifestare più di una perplessità sulla praticabilità della strada prescelta.I presidenti di Camera e Senato parlano di un «segnale forte».Io condivido che bisognasse intervenire, con una misura che vada nello stesso spirito delle norme adottate per l’ineleggibilità. In un momento così delicato per la vita dei cittadini la politica deve dare il buon esempio. Tuttavia, la strada scelta mi pare che presenti delle criticità che rischiano di comprometterne l’operatività e il perseguimento efficace di un obiettivo che condividiamo. Se qualcuno farà un ricorso, potrebbe essere accolto.Si riferisce allo strumento scelto, la delibera congiunta dei due uffici di presidenza?Questa è solo la prima delle criticità. Credo che fosse necessario intervenire con una legge.È l’obiezione di Fi e Ap.Il mio ragionamento prescinde dagli schieramenti politici. Dovendo intervenire su una sanzione accessoria derivante da una condanna, credo che per un principio di stretta legalità lo si potesse e dovesse fare con una legge ordinaria.Ma una legge che pari pari ricalcasse il testo adottato dagli uffici di presidenza potrebbe essere valida ed efficace, a suo avviso?Ci sarebbe da rimuovere una seconda criticità. Si tratta di decidere se si tratta di un’attribuzione "gentile", un’onorificenza - sul tipo dell’indennità della legge Bacchelli, conferita a uomini insigni che versano in uno stato di bisogno - che può a giusto titolo essere sospesa in caso di indegnità. Ma se siamo di fronte invece a un’erogazione legata a un meccanismo contributivo, ho seri dubbi che si possa interrompere l’erogazione del vitalizio per sopraggiunta condanna.Come intervenire, allora?Va riscritta l’intera normativa del 1953 - quando fu istituita la previdenza dei parlamentari – che andrebbe ora uniformata alle novità sancite dagli uffici di presidenza. Credo che questa sia la strada giusta ed efficace.Converrà però che furono creati meccanismi privilegiati.Sicuramente. Ma se l’obiettivo vero è colpire tali privilegi, che risultano particolarmente odiosi quando l’intestatario si macchia di indegnità, allora bisogna intervenire alla radice, evitando di passare da un privilegio "in positivo" a un privilegio "in negativo".Come si potrebbe porre rimedio, allora?Avvicinando i vitalizi dei parlamentari a una "disciplina comune". Con un meccanismo contributivo che si accosti il più possibile alla professione o al lavoro svolto, senza privilegi. Ma anche senza penalizzare chi svolge il suo compito con onore. Rimosso il privilegio e ricondotto il vitalizio del parlamentare alla normativa comune, come ogni altra pensione non potrebbe essere revocata in caso di condanna. Mentre oggi - è chiaro - quello che è visto come un privilegio, suona come scandaloso che venga erogato anche a persone che si macchino di condanne gravi.