Economia

Area C. Milano, la beffa delle auto a gas

Alberto Caprotti mercoledì 11 gennaio 2017

Un provvedimento per ridurre l’inquinamento. Oppure per eliminare il traffico. O solamente un sistema per fare cassa. È tempo finalmente che il Comune di Milano spieghi a cosa serva veramente l’Area C. Per quali precise ragioni cioè da quattro anni a questa parte una vasta zona del centro cittadino sia vietata ad alcune categorie di vetture, e obblighi quasi tutte le altre al pagamento di un dazio giornaliero per potervi accedere.

Il chiarimento sarebbe dovuto, soprattutto dal 13 febbraio, quando il bando totale riguarderà anche le vetture con motore diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato (e fin qui la velleità ecologista potrebbe anche dare un senso al provvedimento) e penalizzerà in maniera ingiustificata i possessori di tutti i mezzi alimentati a Gpl e a metano. Una beffa difficilmente accettabile per chi in questi anni ha acquistato un’auto bifuel o a gas, considerata comunemente non inquinante e addirittura “virtuosa agli scarichi” secondo una definizione ministeriale. E poco giustificabile anche per il Comune che in un recente passato ha incentivato la trasformazione delle auto a benzina in veicoli più “verdi” come quelli a Gpl e metano, che notoriamente non producono Pm10.

L’ipocrisia che sta dietro alla confusa e fallimentare politica di gestione del traffico e dell’ambiente appare a questo punto chiarissima. L’Area C, e in generale l’accanita campagna anti-auto da tempo in atto a Milano, è giustificata ormai in base alla convenienza del momento come una misura per combattere il traffico, ma soprattutto per ridurre l’inquinamento: slogan quest’ultimo utile per zittire chi non ha cognizione della realtà.

Che da sempre il principale problema del deterioramento dell’aria cittadina non siano le automobili ma le migliaia di vecchie caldaie e di impianti di riscaldamento non a norma, non lo sostengono solo i fanatici delle quattro ruote ma decine di studi scientifici seri e impossibili da smentire. Certo, punire chi guida vietando l’accesso in centro o imponendo gabelle ingiuste è molto più facile che decidere di penalizzare chi si scalda ogni giorno con i 3.400 impianti a gasolio ancora esistenti in città: 100mila abitanti circa che usufruiscono di caldaie che possono pesare fino a 20-25 volte in più rispetto a un sistema a metano, in termini di volume di polveri sottili e ossido di azoto rilasciato nell’atmosfera. Il dato è del Curit, il catasto unico regionale degli impianti termici, e la situazione potrebbe essere anche peggiore visto che le cifre si basano sulle dichiarazioni di manutenzione comunicate dai tecnici di settore all’ente negli ultimi anni, ma che gli impianti totali sono quasi il doppio.

Secondo uno studio del Politecnico di Milano, basterebbe obbligare a sostituire il 10% delle caldaie più vecchie per ottenere effetti pari a quelli di un blocco del traffico di sei settimane. Al Comune invece fa gioco (e soprattutto incassi) continuare la violenta guerra alle auto, con tutti i mezzi possibili. Compresa la progressiva riduzione degli spazi di parcheggio e l’aumento esponenziale appena varato in centro del costo della sosta sulle strisce blu. Strisce che ormai colorano tutta la città, in totale spregio alla norma che imporrebbe la presenza di una quantità di spazi equivalenti gratuiti. Per esercitare - anche questo ormai non lo si considera più - quello che è ancora un diritto: poter usare cioè mezzi per i quali già si pagano regolari e salate tasse ipocritamente chiamate “di circolazione”.

Ma altri dati di fatto dovrebbero far riflettere: la ricerca ad esempio da poco presentata al Forum Energia di Milano, secondo la quale negli ultimi vent’anni, le polveri sottili generate dal trasporto su gomma sono calate del 60% grazie al "ricambio generazionale" delle motorizzazioni e alle nuove tecnologie. Al contrario, il particolato emesso dalle caldaie (soprattutto il pericoloso Pm 2.5) è addirittura raddoppiato. Insomma, il rapporto inquinante tra riscaldamenti e veicoli è di 3 a 1. Ma un’“Area C delle caldaie” ovviamente è sacrilego solo pensarla. O no?

Questo non assolve le auto, certo. Specie quelle più “fumose” e anziane. E specie a Milano, città che possiede una delle metropolitane più efficienti d’Italia e un sistema di trasporto pubblico tutto sommato molto valido, e in grado di convincere chi potrebbe farlo a scegliere una mobilità più ecosostenibile. Ma è proprio qui l’altro grande inciampo (e il paradosso) della politica della giunta di centrosinistra, che – al pari della precedente – tutto sta facendo per rendere motorizzabili le parti migliori della città alla sola élite che può permettersi l’auto più nuova, usare il car-sharing, andare in ufficio in bicicletta perchè non abita in periferia, e mantenere inutilizzata la vettura nel proprio box. L’integralismo finto-ecologista insomma che non pulisce l’aria, fa il solletico ai ricchi e penalizza tutti gli altri.