Economia

Rapporto Isfol. Meno fondi per la formazione professionale

mercoledì 18 marzo 2015
Cresce l'adesione delle imprese ai fondi per la formazione professionale, ma la crisi ha fatto dirottare una parte considerevole, il 40%, delle risorse per la formazione verso gli ammortizzatori sociali.E' quanto emerge dal XV Rapporto Isfol sulla formazione continua (2013-14) che presenta i dati di monitoraggio delle iniziative formative finanziate dai Fondi interprofessionali, che si confermano lo strumento più rilevante a cui ricorrono le aziende per implementare e aggiornare le competenze dei lavoratori. L’incremento di adesioni è del 9,5% per quanto riguarda le imprese e del 7,3% per i relativi dipendenti. Si tratta di uno degli aumenti più significativi degli ultimi anni.Nel 2014 ormai il 69% delle imprese private potenziali ha aderito ai Fondi interprofessionali (in termini assoluti sono oltre 920 mila), che corrisponde all’83% dei lavoratori privati (ossia oltre 9,6 milioni). Particolarmente significativa è la crescita delle adesioni nelle Regioni meridionali. Risulta inoltre una maggiore richiesta di risorse ai Fondi interprofessionali da parte delle piccole imprese per sostenere la formazione cosiddetta obbligatoria.Dal punto di vista dei contenuti, continua a prevalere la formazione legata alla manutenzione delle competenze di settore o trasversale, mentre fatica ad avere maggiore spazio quella proattiva, legata all’innovazione. Solo in determinati settori del manifatturiero e dei servizi ICT, maggiormente quelli spinti da esigenze di export, sono in crescita gli investimenti in innovazione connessi ai cosiddetti intangible assets. Nel Rapporto si evidenzia però come a seguito della crisi vi siano stati significativi mutamenti nella governance dei sistemi regionali di offerta formativa e si segnala come una parte rilevante di risorse normalmente indirizzate al supporto della formazione di imprese e lavoratori è stato destinato in questi anni alle indennità per i lavoratori in cassa integrazione in deroga o in mobilità in deroga. Il fenomeno ha assunto una dimensione notevole proprio nel 2013 (di cui si dispone l’ultimo dato completo): il 42% circa (328 milioni di euro dei circa 800 disponibili) delle risorse derivate dal gettito dello 0,30% è stato destinato alle misure a contrasto della crisi. Tale percentuale non aveva mai superato il 20% a partire dal 2009.