Economia

LA POLEMICA. Marchionne: Fiat può lasciare l'Italia. Ma poi smentisce

giovedì 1 dicembre 2011
Il Lingotto potrebbe lasciare l'Italia. Lo ha ribadito l'ad di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne, ai microfoni di Radio 24 al margine di una conferenza organizzata a Washington dal Council for the United States and Italy. "Il fatto è - ha spiegato - che un operaio su dieci vuole condizionare l'andamento dell'azienda". "La Fiat - ha proseguito - non può essere la vittima di questa minoranza. Non si può investire così, parliamo di miliardi di euro di investimenti, non di aprire un supermercato. Possiamo lasciare l'Italia. Il Lingotto potrebbe lasciare l'Italia". Qualche ora dopo, però, la smentita: "Le dichiarazioni dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, riportate oggi da alcune agenzie di stampa- precisa l'azienda- riprendono in modo parziale e arbitrario alcune frasi pronunciate ieri a Washington alla presenza di numerosi giornalisti italiani tra i quali il corrispondente di Radio24". "Non si è trattato quindi di una intervista esclusiva - si sottolinea- il Dott. Marchionne rispondendo a una domanda del giornalista di Radio24 che conteneva le parole 'lasciare l'Italià ha testualmente affermato 'la Fiat è una multinazionale. Gestiamo attività in tutte le parti del mondo. Abbiamo attività economiche e industriali al di fuori dell'Italia. Vendiamo macchine in Brasile, in Cina, in America, in Messico. La cosa importante è la sopravvivenza della Fiat che non può essere messa in discussione. Ci abbiamo messo otto anni per rimetterla in piedi. Abbiamo creato un'alternativa con Chrysler e non possiamo metterla in dubbio. Chiunque pensa di condizionare la Fiat si sbaglià".Queste affermazioni, continua la nota dell'Azienda, "sono state correttamente riportate ieri sera dalle agenzie di stampa e stamattina dai principali quotidiani, i cui corrispondenti erano presenti al momento delle dichiarazioni. In estrema sintesi il dottor Marchionne non ha ma parlato di lasciare l'Italia".TROVATO L'ACCORDO SU TERMINI IMERESEFiat e sindacati hanno firmato questa mattina l'accordo sulla mobilità incentivata per 640 dei 1.569 lavoratori di Termini Imerese, lo stabilimento siciliano che il gruppo automobilistico ha deciso di chiudere. Mentre nel pomeriggio è arrivata anche l'intesa con il gruppo Dr Motor di Massimo Di Risio che prenderà il posto di Fiat nell'impianto siciliano come annunciato con una nota dalla presidenza della Regione Sicilia. L'intesa, perfezionata questa mattina, prevede per i 640 lavoratori prepensionabili nei prossimi sei anni, due anni di Cig e quattro di mobilità incentivata. Nel dettaglio l'incentivo massimo, per chi farà tutti e 4 gli anni di mobilità, è di 22.850 euro (460 per 48 mensilità) più l'indennità per il mancato preavviso e il premio fedeltà. L'operazione costerà alla Fiat circa 21,5 milioni. Il governo ha dato garanzie che per i lavoratori prepensionabili rimarranno in vigore i criteri validi al momento in cui l'accordo viene siglato. Questo è stato uno degli scogli su cui ieri sera si era interrotto il confronto in attesa di un atto formale del ministero del lavoro.I sindacati hanno voluto evitare che nel caso di nuovi e più severi criteri pensionistici i lavoratori in mobilità rimangano senza indennità e senza pensione. Fiat farà partire la mobilità dal primo gennaio 2012. Nel pomeriggio l'ufficio stampa del presidente Raffaele Lombardo ha diffuso una nota in cui si dice che è stata "firmata a Roma l'intesa tra il gruppo automobilistico Dr, i sindacati, il Ministero dello Sviluppo economico, Regione siciliana e Invitalia per il polo automotive di Termini Imerese. Per l'amministrazione siciliana, il documento è stato firmato dal presidente Raffaele Lombardo". Il progetto messo a punto da Massimo Di Risio stabilisce l'avvio della produzione dal 2013 per andare a regime con 60.000 vetture annue nel 2017. Dr Motor dovrebbe riassorbire i 920 lavoratori ex Fiat non pensionabili in due anni. Lo stabilimento di Termini sarà ceduto da Fiat a Dr per 1 euro quando il piano occupazionale sarà totalmente risolto e tutti i lavoratori saranno assunti, cioè a fine 2013. Tutte le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l'intesa sugli incentivi alla mobilità per 640 dipendenti.