Economia

LE CRITICHE DI CONFINDUSTRIA. Marcegaglia: «La credibilità dell'Italia è minata»

lunedì 19 settembre 2011

Se non è un ultimatum poco ci manca. La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia continua a criticare in maniera durissima la politica economica del governo e se non arriva a chiedere esplicitamente un passo indietro di Berlusconi, dice chiaramente che le imprese italiane non sono più disposte a "tollerare questa situazione distallo" e che "la credibilità del Paese è minata".

La Marcegaglia continua a voler star fuori dal dibattito su eventuali governi tecnici o di responsabilità nazionale ("C'è un Parlamento che decide e un presidente della Repubblica che deve fare delle valutazioni") ma, a Modena per tenere a battesimo l'integrazione fra due associazioni confindustriali, Acimac e Ucima, torna a chiedere un tratto di "discontinuità", anche perchè "lo scenario italiano è drammatico, l'aumento dello spread è un problema che impatta drammaticamente nella vita di tutti noi. Bisogna recuperare - spiega - una forte credibilità, sui mercati e non solo". Su come recuperare questa credibilità, la Confindustria ha una ricetta chiara che si fonda su poche parole d'ordine: riforma delle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, riforma fiscale, investimenti sulle infrastrutture. "Confindustria non tollera più una situazione di stallo, dove non si fanno le riforme necessarie e si aspetta per non andare incontro a crisi di governo o al cambiamento di equilibri politici. Se si continuerà a stare in una situazione di stallo la voce degli imprenditori non sarà rassegnata perchè stiamo rischiando di buttare via gli sforzi fatti per decenni. Nei prossimi giorni la giunta e il direttivo decideranno quali passi fare".

Se invece il governo decidesse di varare un "piano per la crescita e una vera riforma fiscale", la Marcegaglia ha assicurato che troverà in Confindustria un interlocutore disposto a dialogare senza tabù. A cominciare dalla patrimoniale, boccone amaro che gli imprenditori sono disposti ad ingoiare se inserito in un pacchetto di interventi per la crescita.

"Una patrimoniale una tantum per abbattere il debito - ha detto - secondo me non serve a niente, anzi sarebbe controproducente e ridurrebbe ulteriormente la fiducia dei cittadini e degli investitori verso il nostro Paese. Altro discorso è farlo, nell'ambito di una riforma fiscale complessiva, con l'obiettivo di abbassare le tasse, soprattutto Irap e Irpef, su imprese e lavoratori. In quel contesto siamo disponibili a ragionare su un aumento dell'Iva e sulla possibilità di mettere una piccola tassa sui patrimoni. Ma solo in questa logica".