Economia

Mamacrowd. Così le start up generano posti di lavoro

Maurizio Carucci mercoledì 25 luglio 2018

Nata inizialmente come piattaforma di equity crowdfunding rivolta al mondo delle start up, dal 2017, grazie alla riforma della normativa, Mamacrowd è un canale disponibile anche alle piccole e medie imprese innovative e, a partire dal 2018, a tutte le pmi. La distribuzione attuale delle campagne per tipologia di aziende che hanno fatto una campagna di successo su Mamacrowd è di sette pmi e 30 start up. È il primo portale in Italia in termini di capitali raccolti (dato a giugno 2018) e con il maggior numero di campagne che hanno superato il milione di euro di raccolta. Nel 2017 ha chiuso l'anno con il 60% di market share nel settore crowdfunding. Nel 2018 è la prima piattaforma a superare i dieci milioni di euro di raccolta.

«Il successo di Mamacrowd è frutto dell'esperienza di Siamosoci - spiega il general manager Massimiliano Ceaglio -. È n
ata nel 2011 con una mission ben precisa: permettere ai piccoli e medi investitori di poter intercettare in modo semplice e agevole delle possibilità di investimento all'interno del mondo del non quotato. Inizialmente questa attività veniva condotta attraverso il web sul sito di Siamosoci dove aspiranti investitori potevano consultare i piani d'impresa di start up alla ricerca di capitali e, attraverso trattative private, e successivamente investire nelle start up».

Per la selezione delle startup da presentare sul proprio sito, Siamosoci ha sempre utilizzato un principio di selezione a due livelli. Il primo livello viene condotto attraverso la segnalazione da parte dei principali incubatori e acceleratori del territorio Italiano. Oggi sono più di 40 le partnership attive. «L'Italia - continua il general manager - è una nazione caratterizzata da una presenza diffusa di competenze che sviluppano innovazione su tutto il territorio. Fatta eccezione di Milano, che cuba per circa il 40% delle start up che raccolgono capitali ogni anno nel nostro Paese, non ci sono altri punti di aggregazione significativi e questo vuol dire che c'è un enorme valore da poter intercettare. Gli incubatori e acceleratori sono delle realtà che da anni svolgono il loro compito di scouting, selezione e supporto di startup investendo attraverso servizi e spesso capitali. Siamosoci chiede loro di presentare i migliori progetti del loro portfolio e "di mettere la loro faccia" nel farlo. Dopo un primo test condotto nel 2016, nel 2017 Siamo Soci ha deciso di lanciare il suo portale di equity crowdfunding Mamacrowd.com a livello nazionale rivolgendosi così anche ai piccolissimi investitori, oltre ai piccoli e medi, e si è trovata nella posizione privilegiata di avere a disposizione un eccellente deal flow su cui poter fare a sua volta una due diligence per poter attivare delle campagne di qualità. Ed è proprio la qualità di queste offerte che ha attirato il maggior numero di investitori sul portale permettendoci di battere molti record, nonostante il lancio successivo rispetto ai competitor».

L'equity crowdfunding è uno strumento di investimento che attrae molto i giovani. La community di investitori di Mamacrowd conta quasi 20mila iscritti e circa il 30% degli investitori ha meno di 35 anni (quasi il 5% ha un'età inferiore ai 25 anni). Il 60% circa è compreso nella fascia 35-55 anni e il 10% sono over 55 anni. Investire attraverso il crowdfunding su Mamacrowd vuol dire investire sui migliori progetti dell'innovazione italiana. Prima del crowdfunding, e in generale di Siamosoci, non esisteva un punto di accesso diretto a questa tipologia di investimenti. Chi voleva investire in start up o cercava in autonomia delle opportunità di investimento e si comportava come un business angel (investendo almeno importi nell'ordine dei 25mila-30mila euro su ogni start up) oppure investiva in un fondo di venture capital con il problema che il taglio minimo per entrare nel fondo era tipicamente di qualche centinaio di migliaia di euro. Oggi attraverso l'equity crowdfunding un qualunque investitore può iniziare a fare investimenti a partire da poche centinaia di euro creandosi così un portafoglio di partecipazioni diversificato. Tale semplificazione risulta un estremo vantaggio anche per i giovanissimi che possono iniziare a investire parte dei loro risparmi su quelle tecnologie che molto probabilmente andranno a cambiare il loro futuro sotto l'aspetto lavorativo o sociale, come hanno fatto Google o Facebook all'inizio di questo millennio.

«I nostri servizi - sottolinea Ceaglio - sono esclusivamente rivolti a supportare gli imprenditori (che siano titolari di start up o di pmi) a finanziare i loro piani di sviluppo industriale grazie l'apporto di capitali provenienti attraverso equity. Dal 2017 questa attività si è concentrata principalmente attraverso l'impiego del canale dell'equity crowdfunding. Le aziende che vengono selezionate possono così accedere alla nostra piattaforma per lanciare una campagna rivolta al pubblico e Siamosoci le supporterà nella definizione della documentazione amministrativa e di presentazione dell'offerta».

Insomma la raccolta fondi per investire in un progetto innovativo è una realtà. A partire dal 2012 l'Italia ha intrapreso un percorso di maturazione culturale virtuoso, grazie a un cambio di passo sia del mercato che del contesto normativo. Il governo italiano ha, per la prima volta nella storia della Repubblica, deciso di normare le start up innovative riconoscendo l'esistenza di una particolare categoria di neo-imprese definendo un apposito registro con incentivi economici specifici, come ad esempio sgravi fiscali sostanziali per chi investe in queste aziende e alleggerimenti sulla normativa in tema di fallimento d'impresa. Questo ha innescato un meccanismo virtuoso che ha incrementato sia il numero di start up nascenti, sia la mole di capitali investito in esse. Rispetto al panorama internazionale si evidenzia però ancora un distacco notevole che va assolutamente colmato nei prossimi anni. Uno dei modi migliori per provare a colmare questo divario potrebbe essere quello di lavorare sull'incentivazione delle operazioni di exit (acquisizioni di start up da parte di grossi player industriali), sia individuando degli strumenti che permettano di rendere più liquide le partecipazioni degli investitori all'interno di start up e pmi creando un mercato del secondario.