Economia

Madagascar. Dal ferro riciclato all'impresa solidale

Maurizio Carucci venerdì 9 novembre 2018

L'officina solidale in Madagascar

Dieudonné Razafinjatovo, già docente di educazione fisica, nel 1996, si iscrive a un corso di formazione di design: qui disegna una lampada in ferro e, grazie al progetto, vince un concorso nazionale che gli consente di proporre la sua creazione a Parigi. Rientrato in Madagascar, apre un piccolo atelier con pochi operai per il riciclo e la lavorazione del metallo. È il primo passo verso la creazione di un modello d’impresa solidale e innovativo assieme alla moglie Violette Ralalaseheno, ex-atleta a livello nazionale. I due iniziano, dunque, a disegnare e produrre oggetti acquistando, negli anni, i terreni intorno all’officina.

La loro azienda si trova nella periferia della capitale del Madagascar, Antananarivo. Qui i due artigiani del metallo hanno dato vita a un’impresa sociale solidale e innovativa che dà lavoro, nutre e educa in modo sostenibile centinaia di persone. Donné Vy, oltre che un’officina per la lavorazione del ferro riciclato, infatti, è una vera e propria comunità autosufficiente. Attorno all'officina, la famiglia costruisce case per le famiglie degli operai, che provengono soprattutto da situazioni di povertà e disagio sociale, una scuola primaria e una secondaria, una mensa scolastica e inizia a coltivare frutta e verdura biologiche per rendere autonoma, anche a livello alimentare, la comunità, dove oggi lavorano circa 250 persone.

La notorietà del progetto, sviluppato autonomamente senza alcun finanziamento esterno, si è diffusa oltre i confini della periferia di Antananarivo: l’officina del ferro, oggi, accoglie, insegna e dà lavoro a senzatetto, sordomuti, ciechi, ex-prostitute, persone sole e abbandonate, e alle loro famiglie in un Paese che è il quinto più povero al mondo, dove l’80% della popolazione vive al sotto della soglia di povertà secondo la Banca Mondiale. Oggi, all’interno della comunità, vivono insieme anziani, adulti, bambini, neonati: c’è cibo per tutti, il concetto di superfluo è sconosciuto, non c’è spreco, tutto viene riciclato, riparato, riutilizzato.

Nella lavorazione dei campi utili per il sostentamento della comunità, sono banditi pesticidi e insetticidi. Bio è la parola chiave anche all’interno del programma scolastico impostato da Violette e Dieudonné. Sono stati inseriti laboratori di sperimentazione che vanno ad arricchire la formazione agronomica degli studenti. La speranza è che, una volta diplomati e dopo i corsi universitari, gli alunni possano rientrare nella comunità come insegnanti.